Gazzetta di Reggio

L’intervista 

«Donne e violenza? A ogni conquista corrisponde la perdita di antichi privilegi»

Giulia Bassi
«Donne e violenza? A ogni conquista corrisponde la perdita di antichi privilegi»

Dacia Maraini ospite della Luc per presentare l’ultimo libro “Il coraggio delle donne” 

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REGGIO EMILIA. Non ci sono parole che descrivano esaustivamente la figura, il ruolo, la personalità di Dacia Maraini, vale a dire una delle autrici viventi fra le più attive e impegnate dell'ultimo secolo, se non fosse che la grande scrittrice, poetessa e saggista rifugge ogni tipo di retorica e la sua voce dedicata all’universo femminile pur determinata, pertinente, puntuale e concentrata a denunciare soprusi, ingiustizie e disparità, conserva sempre misura e pacatezza. La Maraini è protagonista martedì 9 marzo alle 17.30 dell’incontro organizzato dalla Libera Università del Crostolo (Luc) sul “Coraggio delle donne”. Il titolo allude al libro scritto insieme a Chiara Valentini presente con lei alla conferenza che sarà condotta da Laura Pazzaglia e trasmessa in streaming collegandosi al sito. Abbiamo contattao Dacia Maraini alla vigilia dell’incontro.

Innanzitutto, come sta? Nel senso, come sta vivendo questo terribile momento?

«Sto bene per fortuna, ma sono angosciata per come vanno le cose nel paese, per i tanti che si ammalano e muoiono, per la crisi economica, per le scuole chiuse e il senso di perdita e di abbandono che circola nell’aria».

Come è nata l’idea del libro scritto con Chiara Valentini “Il coraggio delle donne”?

«Chiacchierando con Chiara sul passato e sul futuro del mondo femminile. A un certo punto abbiamo sentito il bisogno di mettere su carta i nostri pensieri. È venuta fuori l’idea di un libro. A quattro mani».

Perché si continua con la violenza sulle donne, discriminazioni d’ogni genere, con gli stereotipi... cosa non funziona?

«Paradossalmente più le donne si emancipano e prendono posti decisionali e più salgono le violenze contro di loro. Il fatto è che ci sono molti uomini (non tutti per fortuna, anzi direi che la maggioranza accetta questa novità con spirito sportivo) che non acconsentono a perdere i loro privilegi simbolici di dominio e controllo della donna che dicono di amare. Bisogna ricordare che a ogni conquista di libertà o di autonomia corrisponde dall’altra parte una perdita di privilegi».

Ci faccia un esempio.

«A chi non faceva comodo avere una servitù a bassissimo prezzo e a condizioni quasi di schiavitù come è successo per tanti secoli? Ma i lavoratori (erano donne ma anche uomini) si sono organizzati, hanno costituito i sindacati, hanno fatto infinite lotte e alla fine hanno conquistato un contratto e dei diritti degni di questo nome. Ciò ha comportato molte rinunce e sacrifici da parte di chi si giovava del loro lavoro quasi gratuito, ma si sono dovuti adattare. Altri, una minoranza ma spesso chiassosa, si impuntano, si ribellano, fanno ferro e fuoco per riprendersi loro privilegi. Ricordiamo che in America si è dovuta fare una guerra civile con migliaia di morti per eliminare la schiavitù. Con le donne è la stessa cosa: a qualsiasi uomo faceva comodo avere una lavoratrice a costo zero che si occupasse della casa e dei figli, che rimanesse in condizioni di inferiorità sia intellettuale che fisica, che fosse a sua disposizione e ubbidisse al suo volere. Fra l’altro le leggi lo permettevano, fino a una cinquantina di anni fa. Quindi non è sorprendente che le nuove libertà delle donne creino scontento, rabbia e aggressività».

Qual è il filo rosso che lega i suoi scritti dedicati all’universo femminile?

«Deriva dal sentimento di giustizia. Dove le persone vengono trattate con ingiustizia, a me viene naturale protestare. Ma sempre civilmente, e rispettando l’avversario. Non sono per la violenza, mai, di nessun genere».

Un pensiero da trasmettere alle donne legato a questo 8 marzo.

«Alle donne raccomando una cosa: abbiate più fiducia in voi stesse. Non accettate il linguaggio della seduzione che vi esalta e vi umilia. Cercate di approfondire la conoscenza, la sola grande arma di liberazione della persona». —

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