Gazzetta di Reggio

Il compleanno 

Renato Negri ritorna per festeggiare Bach suonando l’organo della chiesa di Ospizio

Giulia Bassi
Renato Negri ritorna per festeggiare Bach suonando l’organo della chiesa di Ospizio

Il concerto domani sera sul canale YouTube La Mantovana «Proporrò L’Arte della Fuga riscoperta durante il lockdown»

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Giulia Bassi

REGGIO EMILIA. Ritorna a suonare Renato Negri l’organo della chiesa di Ospizio in un’occasione particolare qual è il compleanno di Bach che cade domani, primo giorno di primavera. Lo fa omaggiandolo con l’ultimo capolavoro incompiuto: L’Arte della Fuga composta da 14 contrappunti e 4 canoni e l’appuntamento, nell’ambito di Soli Deo Gloria è in streaming sul canale YouTube “La Mantovana” alle 20.30.

La quarta volta

«Questa è la quarta volta che la eseguo dopo il 2004 e il 2005, ma in una versione poli strumentale, quindi ancora da solo nel 2007 – commenta Renato Negri –. In seguito non ho più avuto il tempo di studiarla, perché un capolavoro così complesso non si può “soltanto” ripassare, ma studiare da capo».

Negri l’ha quindi ripresa, in un certo senso meditata durante il lockdown dell’anno scorso. «Alla fine di febbraio quando siamo andati verso la chiusura totale, mi sono chiesto che cosa avrei fatto, non potendo uscire. Allora ho tirato fuori questa immensa composizione e ho passato tutto il tempo a suonarla. Devo dire che durante quelle giornate mi sono dato questa opportunità, riuscendo così a vivere in maniera più serena, pensando che forse nel Settecento, all’epoca di Bach, il tempo scorresse più lentamente…» .

UNA RISCOPERTA

Lo studio così affrontato, gli ha portato dei frutti importanti, avendo in un certo senso riscoperto, attraverso nuove suggestioni, quel capolavoro per tanti aspetti ancora misterioso, in quanto Bach non ha specificato a quale strumento fosse destinato. «Prima di tutto, ho pensato alla musica di Palestrina e a come usa e conduce le voci, cercando di considerare in maniera simile quelle racchiuse dai diversi contrappunti che compongono L’Arte della Fuga. L’idea era di dare intellegibilità del testo, attraverso una nuova “orchestrazione”: termine appropriato se pensiamo all’organo che dà la possibilità di giocare con i suoni soprattutto in termini di tenuta e di respiro per rendere la meglio il fraseggio».

Questo tipo d’approfondimento, legato alla scrittura stessa dell’opera, tocca anche Frescobaldi e la musica strumentale italiana del Cinquecento.

«Aver riflettuto in modo così articolato, mi è servito anche per avere una nuova visione d’insieme: in realtà è come se fosse un’unica immensa fuga. E la mia attenzione – sottolinea Negri – è anche rivolta a dare risalto anche ai vari aspetti simbolici legati alla numerologia che Bach non solo qui ci rivela».

Una grande emozione

L’emozione di tornare a suonare per il suo pubblico, si lega anche al ricordo di Guido Borciani che nel 2004 gli portò la partitura dell’Arte della Fuga di suo fratello Paolo che, com’è noto, con il suo Quartetto Italiano costituì il programma dell’ultimo concerto prima di morire. «In quel periodo – conclude Negri – oltre all’approfondimento musicale, ho lavorato anche su me stesso attuando con Debora Vico ed Elio Torcia un’importante percorso psicologico legato al controllo dell’emotività».

Il lavoro di Negri sull’Arte della Fuga è impreziosito da un’importante ed esaustivo saggio di Silvia Perucchetti contenuto all’interno del programma di sala. —

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