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La novità in libreria 

“Veronica e il diavolo” un libro che consacra la storica guastallese Fernanda Alfieri

“Veronica e il diavolo” un libro che consacra la storica guastallese Fernanda Alfieri

Un esorcismo nella Roma papalina dell’Ottocento ricostruito grazie a un manoscritto ritrovato nell’archivio dei gesuiti

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REGGIO EMILIA. «Un saggio storico che sfiora la grande letteratura». Così “Il Venerdì” di Repubblica ha salutato la pubblicazione del libro “Veronica e il diavolo. Storia di un esorcismo a Roma” (Einaudi, 376 pagine, 21 euro) della studiosa guastallese Fernanda Alfieri. A riservare un’accoglienza entusiastica all’opera è stata, tra gli altri, la scrittrice Melania Mazzucco. «Il risultato è un libro che ogni appassionato di storia (e di scienza, cultura e storia delle donne) dovrebbe leggere», ha scritto nella sua recensione su “Il Venerdì”.

un saggio avvincente

È il 23 dicembre 1834 quando due gesuiti bussano a una porta di via di Sant’Anna, a Roma. Sono stati chiamati al capezzale di una giovane donna «ritenuta ossessa», Veronica Hamerani, per liberarla dagli assalti del demonio.

Inizia cosí questa vicenda inquietante, di cui Fernanda Alfieri compie un’accuratissima ricostruzione partendo dal ritrovamento di un manoscritto nell’Archivio generale della Compagnia di Gesú. È il diario che gli esorcisti hanno tenuto durante i mesi in cui si è protratto il rito: non solo è un racconto disturbante, in cui “il diavolo”, tra violenti improperi e battute in romanesco, prende direttamente la parola, ma è anche la testimonianza straordinariamente viva delle tensioni di un’epoca.

Da una parte lo sguardo della chiesa, la convinzione che il maligno abbia preso possesso del corpo della ragazza e la volontà di riportarlo, quel corpo, sotto il proprio controllo; dall’altra quello della medicina che vede le convulsioni di Veronica come una malattia curabile, l’isteria.

Dall’anziano padre Kohlmann, che aveva attraversato i continenti, fuggendo dalla Francia in Rivoluzione e approdando, attraverso l’Impero russo, negli Stati Uniti, e ogni volta vedendo il mondo, il suo mondo di antico regime, distrutto da un tempo presente ingovernabile; al giovane malinconico padre Manera, il piú colto e dubbioso (e se la ragazza stesse solo fingendo?) E poi i medici, la famiglia, il Vaticano, la Roma papalina, tesa tra la superstizione e la modernità, fra la chiusura e il cosmopolitismo. Tutti sguardi e volontà di controllo che si stringono intorno al corpo di Veronica. Lo scrutano, lo misurano, lo interpretano. Lo zittiscono. A questo corpo conteso, a questo nome cancellato, a questa parola sottratta, Fernanda Alfieri restituisce la dignità di una storia.

Veronica e il diavolo è uno spaccato affascinante e perturbante della nostra storia, del nostro rapporto con la scienza e col soprannaturale, dell’intreccio violento fra saperi e poteri.

L’autrice

Fernanda Alfieri ha conseguito la laurea in Lettere moderne all’Università di Bologna con una tesi in Storia moderna dedicata alla criminalizzazione dell’amore fra donne nella letteratura giuridica e teologica europea fra XV e XVIII secolo, e il dottorato in Studi storici all’Università di Trento con uno studio dedicato alla letteratura teologica post-tridentina in materia di matrimonio.

Dal 2006 ha svolto attività di ricerca all’Istituto storico Italo-Germanico in Trento della Fondazione Bruno Kessler, mentre ora è ricercatrice all’Università di Bologna. Già docente a contratto presso l’Università degli Studi di Roma Tre e le Università di Trento e Verona, ha numerose pubblicazioni alle spalle. —

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