Sono 15 le nomination ai David di Donatello
“Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti sulla vita di Ligabue continua a ricevere riconoscimenti dopo il trionfo a Berlino
Andrea Vaccari
GUALTIERI. Sono 15 le candidature ufficiali ai David di Donatello per il film “Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti - prodotto da Palomar con Rai Cinema - che racconta la vita dell’artista Antonio Ligabue.
Dopo il successo al Festival del cinema di Berlino, dove il protagonista Elio Germano venne insignito dell’Orso d’argento per la sua toccante interpretazione, si prevedono ulteriori riconoscimenti per l’opera ambientata nella Bassa reggiana che racconta la tormentata storia di “Toni”.
Dalle candidature ufficiali si profila un’appassionante sfida tra “Volevo nascondermi” e “Hammamet” (il film che racconta la parabola di Bettino Craxi, interpretato magistralmente da Pierfrancesco Favino), che hanno collezionato rispettivamente 15 e 14 candidature.
Il film di Diritti è in lizza per il riconoscimento di miglior film, miglior regia (Giorgio Diritti), miglior sceneggiatura originale (Giorgio Diritti, Tania Pedroni, in collaborazione con Fredo Valla), miglior produttore (Carlo Degli Esposti, Nicola Serra con Rai Cinema), miglior attore protagonista (Elio Germano), miglior autore della fotografia (Matteo Cocco), miglior compositore (Marco Biscarini, Daniele Furlati), miglior canzone originale (“Invisible” con testi di Marco Biscarini e interpretata da La Tarma), miglior scenografia (Paola Zamagni, Ludovica Ferrario, Alessandra Mura), miglior costumista (Ursula Patzak), miglior truccatore e miglior truccatore prostetico (Giuseppe Desiato e Lorenzo Tamburini), miglior acconciatore (Aldo Signoretti), miglior montatore (Paolo Cottignola e Giorgio Diritti), miglior suono (Carlo Missidenti, Filippo Toso, Luca Leprotti, Marco Biscarini e Francesco Tumminello) e migliori effetti visivi Vfx (Rodolfo Migliari).
Le tante nomination ai David di Donatello non sono che l’ulteriore dimostrazione di quanto “Volevo nascondermi” abbia saputo toccare le corde giuste sia nel pubblico che nella critica, capaci di apprezzare il connubio tra la drammatica storia di Ligabue - protagonista di una vita ricca di difficoltà, caratterizzata da una continua ricerca d’affetto - e l’efficacia narrativa del film, rafforzata dall’espressività di Germano che ha saputo calarsi perfettamente nei panni di Toni, trasmettendo tutto il suo tormento interiore.
Oltre all’Orso d’argento a Germano stesso, in questi ultimi mesi la pellicola girata da Giorgio Diritti si è aggiudicata i Nastri d’argento 2020, i premi per la migliore fotografia e per i migliori costumi nell’ambito degli European Film Awards, e il Globo d’oro come miglior film e miglior fotografia (in occasione della 60esima edizione di uno premi più antichi e prestigiosi del cinema italiano, assegnato da una giuria di più di cinquanta corrispondenti dell’Associazione Stampa Estera in Italia).
All’interno del cast hanno figurato anche diversi attori esordienti, provenienti per lo più dalla Bassa reggiana, che si sono cimentati per la prima volta dietro a una macchina da presa. Un elemento che ha contribuito a rendere il film ancora più “vero” e ancorato alla nostra provincia, dove Ligabue ha vissuto. —
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