Al via “Artpod-ascolti d’arte” dalla Collezione Maramotti
L’iniziativa ideata insieme a Doppiozero: una serie di podcast su opere iconiche commentate da studiosi d’arte, scrittori, psicanalisti
REGGIO EMILIA. “Artpod-ascolti d’arte” è il nuovo progetto proposto dalla Collezione Maramotti in collaborazione con Doppiozero, rivista culturale e spazio aperto di idee, luogo di approfondimento volto all’elaborazione di progetti culturali innovativi, al quale collaborano scrittori, critici, giornalisti, ricercatori, studiosi di diverse discipline. «Artpod – si legge nella presentazione – è una serie di podcast su opere iconiche della nostra collezione permanente, raccontate attraverso le parole degli autori della rivista e interpretate dagli attori del Teatro delle Albe di Ravenna».
Nella sezione dedicata sul canale YouTube della Collezione e sul sito di Doppiozero si trovano i primi quattro contributi audio. Claudio Franzoni, studioso di arte antica, narra i frammenti e le cuciture della tela “Nero con punti rossi” (1956) di Alberto Burri. Gli oggetti trascinano con sé un alone di forme passate, di gesti di altri uomini. Scegliendo la ruvida tela di juta, Burri apriva un’altra strada, perché nel sacco si intrecciavano ricordi distanti: la contrizione e la penitenza (“vestirsi di sacco” si diceva nel medioevo), ma anche la fatica del lavoro manuale: sollevare, trasportare, riempire e svuotare.
Ermanna Montanari, attrice, ci trasporta nel trascendente dipinto Più vicino agli dei (1983) di Enzo Cucchi: un tuono ha fatto scaturire dal suo fragore questa mandorla, sospesa chissà dove, e ha guidato la mano del pittore. Si impone e si sottrae alla vista, e per questo ci seduce, ci trascina all’inseguimento del senso sepolto, ci chiede il perché di quel risuonare così intenso dentro di noi. Il titolo dell’opera, Più vicino agli dei, potrebbe far pensare a un orizzonte pagano: ma qui non c’è nessun Olimpo, nessuna traccia di capricciose divinità antropomorfe. C’è tremore nel tratto, e il tremore è Tremendum, è tutto ciò che è celato nel mistero.
Lo psicoanalista Massimo Recalcati dispiega il mondo del sublime accostandosi a Caspar David Friedrich (1989) di Claudio Parmiggiani: tutta l’opera di Parmiggiani glorifica: la trascendenza come piega dell’immanenza. Il numinoso è infatti, per il pittore, dappertutto. L’infinito, scrive, «è dentro una mano». Non è rappresentato gnosticamente come l’al di là del mondo, ma accade solo nell’orizzonte finito di questo mondo. È, se si vuole, il francescanesimo fondamentale di Parmiggiani: pensare l’assoluto come incarnazione nella presenza immanente del mondo. La sua spiritualità non segue la via della fuga dal mondo ma quella dell’incontro con l’eccedenza del mondo.
Silvia Bottani, giornalista e scrittrice d’arte contemporanea, s’incunea tra i silenziosi dettagli di The Farewell Painting (1983) di David Salle. La scena è un teatro di assenze e la mancanza di principi gerarchici accresce la necessità di interrogare ciò che alberga negli spaz. Eppure, una ragnatela di relazioni si stende tra le immagini, consegnando lo spettatore a un sottile, pervasivo disagio. —
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