I “Battiti” terribili dell’anno del lockdown nelle liriche di Cigarini
REGGIO EMILIA. Sempre attivissimo, appassionato quanto prolifico, Ildo Cigarini ha portato da poco alle stampe “Battiti”, una raccolta di liriche in una elegante veste editoriale a cura di Corsiero. A impreziosire il libro la presentazione accurata, impeccabile di Albero Bertoni che nei risvolti di copertina incentra la sua riflessione partendo dalla prima presenza umana di un vecchio che «siede sulla pianura... dalle guance rosse di tramonto». La voce di Cigarini parte subito con una descrizione precisa, dalla tattile pregnanza: qui come nelle successive poesie ci conduce «entro un campo immaginativo che coniuga – scrive Bertoni – il molto lontano o al presente di una scrittura a volta a volta fenomenica, evocativa, descrittiva e sentimentale». In ogni caso c’è un centro, un nucleo fondante che cementa sia le situazioni che si aprono dentro gli umani o sia che si proiettano sull’esterno. Questo centro è come un fulcro di un atomo incandescente, inesorabile e è il tempo che passa, il suo trascorrere che funge da motore sordo di tutto, della vita nel suo complesso. Detta il passo per ciò che il poeta osserva in un preciso istante desiderando d’imprimerlo sulla carta, perché sa che anche quello può sparire. L’indizio è racchiuso nel titolo del libro e il riferimento compare nel titolo di una lirica: “Battiti in un anno bisestile”, vale a dire i “battiti” terribili dell’anno scorso, l’anno del lockdown che tra l’altro fu oggetto della raccolta “Separazioni”. Il fulcro è lo scorrere del tempo che dal 2020 ha ricevuto una scossa: è come se ci fosse una crepa sulla terra, dentro di noi, nel cielo, perché «tutto finisce da dove è iniziato», «tutto si rigenera sempre... tranne, quegli anni passati ad amarci». Stupore e meraviglia di fronte alla natura si alternano, pur conservando un sostanziale equilibrio emozionale, a umori contrari: inquietudine, paura; paradigmatica è la seconda poesia “L’anno è iniziato senza una parola” in cui si specchiano “Dopo mesi la memoria è stanca” o “Il custode è morto”. Perché la vita dell’uomo, qualsiasi mutamento è dettato da un cuore pulsante, anche se le uniche certezze restano i ricordi nitidi, concreti di un passato sereno, di un’infanzia vera e forse perché, a causa della lontananza temporale, sono rimasti in superficie solo quelli, mentre ora «l’orizzonte è opaco straziato da nubi grigie». —
Giulia Bassi
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