Il Valli riapre le porte al pubblico
Intervista alla reggiana Monica Piccinini domani (ore 19) nel cast con l’Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone
Giulia Bassi
REGGIO EMILIA. Con l’Accademia Bizantina, ensemble conosciuto e applaudito in tutto il mondo, e Ottavio Dantone ne “Il Trionfo del Tempo e del Disinganno” - toccante allegoria sull’esistenza umana, che il giovane Händel compose su libretto del cardinale Benedetto Pamphilj - il teatro Valli apre le porta al pubblico domani alle 19. Nel cast, il contralto Delphine Galou è Disinganno e il tenore Anicio Zorzi Giustiniani il Tempo; con loro nel ruolo di Piacere e Bellezza i soprani Sophie Rennert e la reggiana Monica Piccinini apprezzata interprete a livello europeo. «Ho già cantato il Trionfo tre volte, la prima fu al Teatro olimpico di Vicenza anni fa – commenta Piccinini – l'ultima l'anno scorso in giugno con Accademia Bizantina in diretta dal Ravenna Festival, per uno dei primi concerti in streaming. Con Dantone collaboro da anni sempre con molto piacere. Fra i progetti più recenti c'è stato il “Serse” di Händel per I Teatri di Reggio nel 2019, poi replicato a Ravenna al Teatro Alighieri in gennaio 2020».
Quali sono le caratteristiche di quest’oratorio?
«Il Trionfo ha un'impronta spirituale. È uno dei primi oratori composti da Händel a Roma, e il tema è quello della “vanitas”, la vanità delle cose terrene».
Cosa rappresenta il personaggio di Bellezza?
«È la trasformazione di un'anima: presa inizialmente dai piaceri terreni incarnati dal Piacere, specchiandosi nello specchio del vero vede come le bellezze esteriori nascondessero invece la sua bruttezza interiore e fossero un inganno; pur nell'incertezza, guidata dal Tempo e dal Disinganno, abbandona le gioie mondane, si pente e si converte alle bellezze dello spirito. Il tema è toccante, così seicentesco eppure così attuale. Il tutto rivestito da musica splendida. Quello di Bellezza è un ruolo profondo. E io gli sono molto affezionata, anche se è molto impegnativo (nove arie, un duetto, due quartetti, recitativi accompagnati, anche se questa versione avrà alcuni tagli), si arriva alla fine morti, proprio quando c'è l'aria finale “Tu del ciel ministro eletto”».
Come si sente per questa riapertura?
«Mi emoziona cantarlo in quest’occasione, per il primo concerto con il pubblico. Perché riapre il teatro della mia città e io sono chiamata con la mia presenza a dare un contributo, e poi perché da più di un anno siamo fermi. Il mio ultimo concerto in pubblico è stato a febbraio 2020. Un'unica eccezione un concerto in ottobre in Austria, poi basta».
Che ha fatto in questi mesi?
«Alcuni concerti in streaming e tre registrazioni di cd programmati da tempo, oltre a insegnare: insegno nel Conservatorio di Verona e di Cesena canto rinascimentale e barocco. Il lavoro non mi è mancato del tutto, per fortuna, come invece è successo ad altri, ma è mancata molto l'emozione dell'esecuzione dal vivo, il calore del pubblico, la gioia del far musica insieme».
Il suo stato d’animo?
«Spesso sono stata presa da senso di smarrimento, di paura per il futuro, ho cercato di combattere con tutte le mie forze dentro di me la demotivazione e lo scoramento. Penso a quanto sia difficile per le nuove generazioni. Speriamo che questo sia un segnale di ripartenza».
Programmi?
«Un'opera a Graz per il Festival Styriarte in giugno con Zefiro Ensemble, un paio di concerti quest'estate in Francia e al Festival di Salisburgo con Savall, poi a settembre concerti al Festival Mito con Simone Vallerotonda e i Bassifondi.... C’è da sperare che non venga di nuovo tutto cancellato». —
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