Anche Aterballetto torna in scena con “Don Juan”
Fino a domenica in trasferta a Prato con la coreografia di Johan Inger Protagonista Saul Daniele Ardillo
REGGIO EMILIA. Anche Aterballetto torna a danzare in teatro, finalmente, dopo 194 giorni dall'ultima volta. Accade al Teatro Metastasio di Prato con Don Juan, coreografia di Johan Inger vincitrice del Premio Danza&Danza “Miglior Produzione 2020”, per quattro sere, da stasera a domenica (ore 19 giorni feriali e la domenica ore 18). La coreografia nasce dal desiderio di Inger di confrontarsi con Don Giovanni, mito paradigmatico antico e ancora contemporaneo. La commedia originale di Tirso de Molina, Molière, Bertold Brecht e l’opera teatrale di Suzanne Lilar sono solo alcune delle fonti d’ispirazione: Inger e il drammaturgo Gregor Acuña-Pohl hanno potuto consultare venticinque diversi testi ispirati al personaggio. Inger interpreta in modo originale soprattutto Leporello e il Commendatore.
Leporello non è più il servitore di Don Giovanni, ma rappresenta l’altro aspetto della sua persona mettendo in scena la dicotomia libertà / senso di colpa.
Attraverso una lettura psicoanalitica viene riscritta la relazione di Don Giovanni con la figura del Commendatore che è sostituito dalla figura di una “Madre”; egli quindi ha subìto il grande trauma dell’abbandono materno.
Protagonista nel ruolo del titolo Saul Daniele Ardillo che nei tre luoghi in cui la coreografia è stata rappresentata (Reggio, Ferrara e Parigi) ha raccolto un grandissimo e lusinghiero personale successo. «La partecipazione a questa produzione per me come anche gli altri della compagnia ha segnato un cambiamento, in quanto Inger oltre a darci delle indicazioni sui passi, voleva che fossimo espressivi con il corpo, la faccia. Dal punto di vista della caratterizzazione del personaggio sono subito riuscito ad entrare nell’aspetto trattato nella prima parte: l’abbandono da parte della madre, il sentirsi solo. Lì sono stato subito me stesso. Per l’altra, quella che definisce Don Giovanni secondo l’immaginario comune, quale il collezionatore spregiudicato d’imprese amorose, ho dovuto far forza sul mio carattere... cercando non vergognarmi di non essere vergognoso. Anzi Don Giovanni è così, perché si diverte, quindi cercare di esprimere questa peculiarità con il linguaggio del corpo e la mimica facciale. E alla fine mi sono divertito anch’io». —
G.B.
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