“Ground Water”, l’artista Andreco incontra il pubblico
Appuntamento oggi e domani nello SpazioC21 a Palazzo Brami dove è allestita la mostra a cielo aperto sul tema dell’acqua
REGGIO EMILIA. Visitare una mostra tutti i giorni senza limiti orari e in totale sicurezza. Conoscere l’opera di Andreco, uno degli artisti di punta oggi in Italia, da sempre impegnato nell’indagine del rapporto tra uomo e ambiente. A Reggio Emilia questo è possibile nello SpazioC21, a Palazzo Brami, nella centralissima via Emilia San Pietro al civico 21, spazio outdoor, fin dalla sua nascita nel 2016, dedicato al lavoro di artisti nazionali e internazionali formatisi nell'ambito del writing, dell'arte urbana e del nuovo muralismo. L’artista sarà presente e disponibile per il pubblico in occasione del finissage oggi pomeriggio e domani dalle 9 alle 19 anche se la mostra sarà visitabile fino al 16 maggio.
Con quattro grandi tele e un’installazione scultorea disposta al centro del cortile Andreco con la mostra “Ground Water” affronta il tema dell’acqua, della sua vita e della sua scarsità. Le cinque opere esposte alimentano la riflessione dell’artista su un tema ad alta carica emotiva nella nostra società contemporanea: gli effetti dei cambiamenti climatici sull’ambiente in cui viviamo, sulla vita che sgorga da una goccia d’acqua - idealmente raffigurata dall’installazione Rain Drop 1 al centro della scena - che cade dal cielo, si deposita in una pozza, scava la roccia, attiva una fonte, alimenta una faglia e irrora l’ambiente. Il contraltare della goccia -la materia inorganica e i minerali che Andreco rappresenta nelle sue tele - sono le cavità senza vita nelle viscere più profonde della terra, l’assenza di acqua, che pur essendo un trionfo di architetture naturali, il regno magico delle stalattiti e delle stalagmiti, possono anche essere il paradigma della sterilità, della siccità e della morte.
«Il protagonista dei dipinti è il vuoto – dice Andreco – lo spazio conquistato dalla risorsa idrica grazie a fenomeni fisico-chimici di trasformazione della materia. Le tele svelano l’invisibile, mostrano il bagliore che illumina le cavità sotterranee, osservato dalla prospettiva oscura del loro interno. L’operazione intende costruire un terreno di rispetto e di cura nei confronti delle geologie profonde e delle risorse naturali, un’azione indispensabile per instituire un equilibrio simbiotico tra gli esseri viventi e l’ecosistema planetario di cui fanno parte».
L’inno alla vita, che Andreco mette in scena nello SpazioC21, è ispirato al glicine che domina il cortile e che cresce sulla torre nella parete a nord, arrampicandosi con energia verso il sole; un arbusto che trae la sua vita e la sua forza proprio da una faglia acquifera sotto l’acciottolato e ci rinnova con la sua splendida fioritura primaverile quanto una goccia possa dare vigore ad un’esistenza.
Se uno degli scopi dell'arte è sollecitare il dibattito e la riflessione sul nostro futuro, l'artista ci indica una via. Il suo linguaggio, immediato, minimalista e rispettoso, ci offre una lezione di responsabilità civile ed un invito ad un nuovo futuro. —
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