Gazzetta di Reggio

Alla scoperta dell’ex seminario gioiello di architettura razionalista

Martina Riccò
L'ex seminario vescovile di Reggio Emilia
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L'ex seminario vescovile di Reggio Emilia

Reggio Emilia, le visite in programma sabato 15 e domenica 16 maggio nel nuovo polo universitario cittadino. A raccontare genesi e recupero dell’edificio saranno gli “Apprendisti Ciceroni”

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REGGIO EMILIA. Sarà l’ex seminario vescovile la meta delle esplorazioni organizzate dalla delegazione provinciale del Fai in occasione delle Giornate Fai di primavera. Sabato 15 e domenica 16 maggio una “legione” di studenti, in veste di Apprendisti Ciceroni, accompagnerà i cittadini alla scoperta dell’edificio affacciato su viale Timavo e via Mameli, simbolo dell’architettura razionalista degli anni Cinquanta.

Al termine di un importante intervento di recupero coordinato dal Comitato di Reggio Città Universitaria e a cui ha partecipato l’intera città, il seminario è diventato sede del terzo polo cittadino dell’Università di Modena e Reggio e, da settembre, accoglierà il Dipartimento di educazione e scienze umane. Le visite in programma domani e domenica (dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 18.30, con turni ogni 15 minuti e durata di circa 45-50 minuti) permetteranno di ammirarlo ancora disadorno (le aule sono in via di allestimento) e spopolato. Una condizione ottimale per accorgersi del progetto dell’architetto Enea Manfredini (1916-2008), che i figli Alberto e Giovanni, in qualità di architetto e ingegnere, hanno esaltato con l’ultimo, recentissimo, intervento. Il seminario vescovile, infatti, è un brillante esempio di rigenerazione: l’edificio, nato per la formazione dei sacerdoti, è stato trasformato in polo universitario, con una continuità di intenti che si riverbera nella continuità di forme, materiali, visioni.

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Enea Manfredini è stato protagonista assoluto del movimento razionalista italiano e della ricostruzione postbellica di Reggio Emilia, professionista in contatto con i più attivi architetti del dopoguerra, a partire da Franco Albini, con cui ha firmato la realizzazione del quartiere Rosta Nuova. Per capire cosa sia l’architettura razionalista basta varcare la soglia dell’ex seminario e guardarsi intorno. Ci si ritroverà – con non poco stupore – all’interno di una piazza, da cui si dipartono corridoi che rimandano alle strade della città. Le grande vetrate che affacciano sui cortili interni, così come il susseguirsi delle colonne, fanno invece pensare ai chiostri dei monasteri, ma qui non ci sono apparati decorativi e i materiali usati sono il cemento armato, il vetro, l’acciaio.

Ci si trova di fronte alla semplificazione estrema delle forme, che virano verso volumi puri, e a un utilizzo limitato di colori: il bianco, dominante, viene spezzato dal rosso (delle tapparelle, di alcuni inserti interni e del rivestimento in linoleum delle porte) e dal grigio del cemento, lasciato appositamente a vista. Mostrando la struttura e il pensiero da cui essa deriva, gli Apprendisti Ciceroni racconteranno la figura di Enea Manfredini, la cui anima, si dice, è rimasta nelle colonne del seminario.

Anche per questo il recupero è avvenuto con l’intenzione non di stravolgere gli spazi esistenti, ma migliorarne la funzionalità (già fondamentale, nella chiave razionalista): il refettorio (al piano interrato) è diventato l’auditorium, la chiesa superiore (che un tempo era aperta a tutti) è la sala conferenze, la cripta (a cui prima potevano accedere solo i seminaristi) resterà come cappella universitaria, nell’aula magna è stato conservato, riadattato alle esigenze e alle normative attuali, il palco della cattedra. Le visite, esclusivamente guidate dagli Apprendisti Ciceroni dei licei Moro, Ariosto-Spallanzani e Chierici, prevedono gruppi di massimo 15 persone e devono essere prenotate (con un contributo minimo di 3 euro, che va a sostegno del Fai) sul sito del Fondo Ambiente Italiano, www.fondoambiente.it.

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