Ligabue e 11 artisti contemporanei
È il filo rosso della mostra che apre al pubblico domani alle 17 nel Salone dei Giganti di Palazzo Bentivoglio a Gualtieri
Andrea Vaccari
GUALTIERI. Dopo il recente trionfo del film “Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti ai David di Donatello 2021, domani alle 17 apre al pubblico con rinnovato entusiasmo la mostra “Ligabue, la figura ritrovata. 11 artisti contemporanei a confronto”, allestita nel Salone dei Giganti di Palazzo Bentivoglio a Gualtieri, a partire da un nuovo corpus di opere di Antonio Ligabue, raccolte e selezionate da Francesco Negri. Per la prima volta nella sua storia, la Fondazione “Museo Antonio Ligabue” si apre agli artisti del presente, presentando un inedito confronto tra Antonio Ligabue e undici artisti contemporanei invitati dai curatori Nadia Stefanel e Matteo Galbiati (Evita Andùjar, Mirko Baricchi, Elisa Bertaglia, Marco Grassi, Fabio Lombardi, Juan Eugenio Ochoa, Michele Parisi, Ettore Pinelli, Maurizio Pometti, Giorgio Tentolini e Marika Vicari) capaci di connettere, attraverso la potenza dell’immaginazione, la realtà che conosciamo con un altrove denso di mistero e di speranza. Grazie al rapporto costruito negli anni, insieme al padre Sergio, con i numerosi collezionisti di Ligabue, Francesco Negri ha avuto la possibilità di proporre per la mostra sedici opere di grande valore, tra le quali “La leonessa con zebra” del 1958-59, che costituisce una prima assoluta per Gualtieri, non essendo stata presente nemmeno nell’antologica del 1975. Il percorso espositivo comprende, inoltre, il piccolo “Autoritratto” del 1940-42 e alcuni dipinti provenienti da precedenti importanti collezioni, come “La lotta di galli” del 1958-59 e l’“Aratura” del 1944-45, appartenuti rispettivamente a Walter Chiari e Romolo Valli.
L’immagine guida della mostra è una “Figura di donna” del 1953, abbondante nelle forme, tipica dell’Emilia del benessere post-bellico, ma anche vicina alle Veneri paleolitiche (come la “Venere di Chiozza”, ritrovata nelle zone di Scandiano nel 1940). Un’opera di grandi dimensioni che costituisce, come spiega Nadia Stefanel, consulente artistico della Fondazione Museo Antonio Ligabue e co-curatrice dell’esposizione, «una sorta di pubblicità ante litteram», in quanto realizzata per una ditta del territorio che produceva impianti di irrigazione, ma anche la sintesi della «potenza attrattiva di ciò che è sempre mancato a Ligabue, una donna, per essere contraccambiato in quell’amore mai corrisposto di una vita». «Accanto alla figura di Ligabue – dichiara Matteo Galbiati, storico dell’arte, docente e co-curatore – abbiamo voluto riunire alcuni giovani artisti che riflettessero, approfondendole, anche a distanza, le sue stesse suggestioni. La scelta di questi artisti ha guardato alla specificità delle loro ricerche che, senza condizionamenti o scelte d’occasione, hanno sempre posto l’essenza della loro visione proprio sull’animo come centro di valore per le loro esperienze estetiche». Il percorso espositivo si articola in due sezioni: la prima si sviluppa intorno all’energia epidermica, carnale e fisica del colore e del suo realizzarsi attraverso il farsi concreto nella pittura (Andùjar, Baricchi, Grassi, Pinelli, Pometti), mentre la seconda pone l’accento sul potere trasfigurante dell’arte (Bertaglia, Lombardi, Ochoa, Parisi, Tentolini, Vicari). La mostra sarà inaugurata alle 17 sotto il portico aperto antistante Palazzo Bentivoglio. Accesso al museo solo su prenotazione (sabato ore 10-13 e 15-19, domenica e festivi 10-19).
Per informazioni e prenotazioni: telefoni 0522/221853, 349/2348333, e-mail info@museo-ligabue.it, www.museo-ligabue.it —
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