Gazzetta di Reggio

la recensione 

Il Valli invaso dalla danza di Aterballetto Energia contagiosa che rimette al mondo

Giulia Bassi
Il Valli invaso dalla danza di Aterballetto Energia contagiosa che rimette al mondo

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Giulia Bassi

REGGIO EMILIA. Finalmente dopo la chiusura forzata, la danza si riappropria del teatro. È questo il messaggio dello spettacolo di Aterballetto “Stanze/Rooms” ambientato nei luoghi più significativi del teatro Municipale Valli: il foyer, la sala grande, il palcoscenico, la sala ottagonale del ridotto e la sala degli specchi. In ognuna una pièce in cui non solo i danzatori interagiscono con l’ambiente, ma sembrano voler tradurre davvero la loro emozione di essere in quei luoghi verso il pubblico che li ammira. In questo senso l’incrocio di tutte le sensazioni contribuisce a rendere speciale questa prima performance dopo tanto vuoto.

Subito nel foyer il danzatore Hélias Tur-Dorvault appare nell’insolita veste di esecutore al pianoforte: lo fa comunicando un senso di libertà, quasi danzando, appunto, sullo strumento che pur con delicatezza sembra costituire il mezzo per sfogare un’energia incontenibile. In tutti questi momenti l’uso di luci speciali contribuisce a ridisegnare spazi e situazioni immergendoli nel sogno; l’autore è lo stesso delle coreografie, Diego Tortelli, che ha pensato anche la pedana rialzata contornata di un filo di luce lungo il suo contorno dal forte impatto.

Qui va in scena un estratto de sua “Domus Aurea” del 2018 con Daniele Ardillo e Martina Forioso per una danza “noir” in cui mani e piedi, con “prese” ardite, creano l’impulso per la torsione dei corpi, forgiando movimenti implacabili rivolti verso la terra. Decisamente espressivi i due, come anche Philippe Kratz alle prese con un breve assolo nella sala ottagonale quasi buio, mentre la nuova coreografia sempre del versatile Tortelli “Another Story” (alla sala degli specchi) contrasta con il resto: infatti sembra aprirsi, lascia respirare, comunicando ottimismo.

Per la deliziosa coppia formata da Giulio Pighini e Estelle Bovay non più movimenti grevi verso terra, ma in tutte le direzioni dello spazio in particolare di fronte, verso il pubblico a cui simbolicamente Pighini sembra tendere le braccia. Questo è in stretto collegamento con il finale “Preludio” dove i cinque danzatori di Aterballetto, tutti in rosa, sull’ipnotico motivo “In to my arms” di Nick Cave che letteralmente strega chi guarda: complice un’energia contagiosa dettata da movimenti fluidi e giocosi, ma anche espressivi, dunque profondi. —

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