Gazzetta di Reggio

Commedia dell’arte 

Il teatro San Prospero apre le porte a Fava e alla sua Ars Comica

Giulia Bassi
Il teatro San Prospero apre le porte a Fava e alla sua Ars Comica

Stasera e domani in via Guidelli il debutto di “Cuore di marmo”: «Vuole essere poesia allo stato puro» 

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REGGIO EMILIA. Il Teatro San Prospero apre le porte anche ad Antonio Fava e alla sua Ars Comica con due nuovi spettacoli “Cuore di marmo” in scena venerdì 4 e sabato 5 giugno e “Ma dove ci siamo infognate?” l’11 e 12 giugno sempre alle ore 21. Il primo è una commedia più poetica che drammatica, più comica che musicale, in una parola - come si legge in locandina - una Fabula metafisica in un atto scritta, musicata e messa in scena dallo stesso Fava con Jeane Dias Santos, Alessandro Garuti, Luca Zanni, Andrea Belli e Ledina Licaj. Senza scomodare la commedia dell’arte i personaggi portano la maschera «questa volta proprio per necessità – commenta Fava – una maschera che copre loro tutto il viso!».

La commedia è ambientata negli anni Cinquanta in una Regium Lepidi idealizzata. «Nel bel mezzo della piazzetta – spiega Fava – c’è un piedistallo marmoreo di un monumento ma senza monumento e qui accadono cose davvero nuove a Scafa, moglie casalinga di Rumio, operaio quanto mai precario, occasionale, pluricompetente (sempre con le mani)». A un certo punto alcuni efficientissimi lavoratori incaricati dal Comune, montano la statua dell’Eroe. Una statuacon una lunga spada, bianchissima, bellissima. Scafa si innamora della statua. La statua si muove, danza divinamente e fa danzare la sognante Scafa. Rumio, che entra ed esce in continu trova lavoro in America, quindi Rumio e Scafa devono partire. Intanto la statua è stata rimossa ma di essa resta una scheggia di marmo, a forma di cuore, che Scafa raccoglie e porta con sé in America. «Ho voluto fare della poesia allo stato puro – spiega Fava – ed è venuta fuori una cosa così»

Attualissima la seconda pièce “Ma dove ci siamo infognate? : un atto unico semiserio di Fava che ha come protagoniste cinque giovani donne originarie di altrettanti paesi. Si tratta di Omaima Ait Herzalla (Marocco), Miryam Galleguillos (Cile) Ledina Licaj (Albania), Amani Sadat (Egitto, Jeane Santos Dias (Brasile); assistente alla regia Cecilia Di Donato, organizzazione generale Dina Buccino. Queste sono state convocate in uno strano posto per firmare un contratto di lavoro ma di fatto non c’è nessuno, il luogo è in stato d’abbandono. Intanto qualcosa di pesante, un pezzo d’impalcatura, cade e blocca l’unico accesso, tutto si complica e scoprono di essere state truffate. «La forma semiseria indica il trattare temi duri in maniera liberatoria – spiega Dina Buccino –. Accade qualcosa, così è. L’arte non rimuove le cause. L’arte aiuta a sopportare le conseguenze». —


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