Pausa di riflessione dal mondo nel “nuovo” libro di Massimo Vitali
Lo scrittore bolognese, reggiano d’adozione, racconta il suo “Se son rose” Dal romanzo, riadattato dall’autore dopo dieci anni, è stato tratto anche un film
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. Licenziato dal datore di lavoro e lasciato dalla donna, un uomo in crisi esistenziale si isola nel bagno di un cinema, tentando di staccare la spina dal mondo: ma sarà il mondo a venire a cercarlo di prepotenza, in una carrellata di personaggi (fabbri, anziane cultrici di film western, preti, ex colleghi, idraulici, pianisti, psicanalisti) e situazioni tra lo straniante e l’esilarante. «Il libro e il film non potevano uscire in un momento migliore», ha sentenziato la rivista Rolling Stone a proposito di “Se son rose”, edizioni PickWick (collana tascabile Sperling&Kupfer), ultima fatica letteraria di Massimo Vitali, romanziere bolognese legato a Reggio per la collaborazione con la Scuola internazionale di Comics di via Roma.
Il romanzo si apre con un débâcle: com’è nata l’idea?
«Da un laboratorio di scrittura intitolato “Come nasce una storia”. Mi sono chiesto: cosa succederebbe se un uomo vivesse in un bagno? E da lì ho creato tutti i tasselli. Per quanto lo spunto possa essere surreale la storia va resa credibile, perciò ho preso il personaggio (un abitudinario) e gli ho stravolto la vita: il licenziamento in tronco, la moglie che vuole una pausa di riflessione, l’amico barista che non lo consola. Così lui si ritrova a girovagare per strada: non vuole pensare a niente, entra nel cinema Corallo, il bagno degli uomini è stranamente occupato, entra in quello delle donne, un pezzo di chiave gli rimane in mano e a quel punto decide di prendersi lui una pausa di riflessione».
Sembra pensato per questo anno di Covid e di crisi economica.
«Invece il libro è uscito per la prima volta dieci anni fa, per Fernandel. L’uscita del film l’anno scorso mi ha indotto a riprendere il romanzo; rileggendolo a distanza di un decennio avrei voluto cambiare così tante cose che alla fine è quello che ho fatto. L’ho revisionato parola per parola, cambiando i dialoghi, aggiungendo sei capitoli e nuovi personaggi, in particolare uno che nella prima edizione era solo accennato. Anche la copertina di Liliam Migliorisi, all’epoca bocciata dal precedente editore, è più consona: una serie di sedie spaiate, l’ultima seduta è un water».
Nonostante i temi prevale la leggerezza. L’inaspettato come opportunità di reinvenzione?
«L’ironia salverà il mondo. La bellezza dello scrivere è immaginare un mondo e preferisco un mondo che nella disgrazia riesca a non prendersi troppo sul serio. Anche se (me l’hanno fatto notare in molti) il libro presenta lati malinconici. L’ultimo anno ha costretto tutti noi a reinventare la quotidianità, sebbene per me sia stata un’occasione per immergermi nella scrittura: ho terminato un altro romanzo che uscirà a gennaio. Il protagonista Roversi vuole isolarsi ma non ci riesce. È la chiave del romanzo: scappa pure, ma il mondo ti riprende».
Dal libro è stato tratto il film “Nel bagno delle donne”, regia di Marco Castaldi con Luca Vecchi (attore 36enne omonimo del nostro sindaco) e le partecipazioni straordinarie di Andrea Delogu e Nino Frassica, visibile sulla piattaforma d’essai MioCinema. Lei è stato coinvolto?
«Sì, ho partecipato alla sceneggiatura e ho un cameo: interpreto un giornalista nell’antibagno che vuole parlare con Roversi. Solo a montaggio finito ho scoperto che di me si vedono solo le spalle perché è inquadrato il protagonista sul water; il cane ha un ruolo maggiore. Il film ha avuto un lungo percorso. Margherita Film ha acquisito i diritti cinematografici anni fa, riuscendo ad assicurarsi il finanziamento del Mibact e la co-produzione Rai Cinema solo nel 2019».
Anche il cameo è all’insegna dell’ironia?
«A Hitchcock non l’avrebbero fatto questo sgarbo... La troupe ha fatto un gran lavoro con un budget minimo. È la prima volta che la mia fantasia, oltre che su carta, si incarna in pellicola ed è una bella sensazione. Certo il libro è più surreale: ad esempio credo di aver fatto un servizio al lettore chiamando tutti i personaggi secondari Giuseppe, per evitare quei nomi assurdi dei romanzi russi che ti costringono ad andare a ritroso per capire chi è quel personaggio. Anche in questo mi sono ispirato ad Achille Campanile per rendere la storia più concreta e meno macchiettistica: era il rischio maggiore. Campanile ce l’ho dentro. La semplicità è un lavoro difficile». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
