Gazzetta di Reggio

Joan Fontcuberta e il pavone gigante che ornerà la facciata dei musei

Giulia Bassi
Joan Fontcuberta e il pavone gigante che ornerà la facciata dei musei

Sarà realizzato con le 12mila foto inviate dai reggiani e inviterà a riflettere sui concetti di verità e memoria

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Giulia Bassi

REGGIO EMILIA. Prima artista, poi fotografo ma anche pensatore e filosofo. Invertendo l’ordine delle parole il risultato non cambia, perché è sempre lui: Joan Fontcuberta. La sua lezione ai Chiostri di San Pietro, in cui dialogava con la docente Giovanna Calvenzi dopo l’introduzione dell’assessore alla cultura Annalisa Rabitti, ha conquistato i presenti per ricchezza di pensiero, idee e modalità di condirle con stile e umorismo intelligente che di questi tempi, appesantititi dal Covid e problemi annessi, hanno avuto un effetto terapeutico. Argomento clou l’atteso svelamento sulla destinazione delle 12 mila fotografie inviate da coloro che hanno risposto alla chiamata di “Curiosa meravigliosa”. Fontcuberta ci ha accontentati ma non subito, avendo prima raccontato se stesso attraverso alcuni dei suoi progetti dove teoria e prodotto finale finiscono per essere un tutt’uno.

Comunque l’angolo della facciata del Palazzo dei Musei rientrante verso via Secchi, a partire da ottobre, sarà per tutta la sua altezza dominato dalla riproduzione di un regale pavone dai mille colori. Nei prossimi mesi Fontcuberta lavorerà per creare il mosaico con le 12mila immagini, piegandole alla sua idea. Così, una volta ultimata, il nostro occhio sceglierà di mirarla per intero o cercare di capire cosa mostrano le singole tessere. Perché saranno oggetto di manipolazione sulla base di un algoritmo legato a Photoshop.

Questo è il punto nevralgico del pensiero di Fontcuberta: il cambiamento tecnologico radicale che ha messo in discussione due componenti legati al senso della fotografia, ovvero la verità e la memoria.

«La massificazione dell’immagine – ha spiegato l’altra sera ai Chiostri – illustra i cambiamenti che stanno avvenendo nelle idee di privacy, perché la condivisione è più importante del possesso. Mai prima d’ora ci sono state così tante immagini ed esse non si usano più per ricordare, ma per raccontare. La manipolazione inoltre ha ribaltato l’idea che la foto sia una trasposizione letterale della realtà». E così, per sottolineare questo atteggiamento critico, ha realizzato progetti utilizzando l’inganno. In uno di questi egli stesso è vestito da astronauta come il colonnello Ivan Istochnikov, un personaggio inventato che avrebbe pilotato la Soyuz 2 e sarebbe scomparso durante una missione nel 1968 (progetto Sputnik, 1997). Lo stesso che si è travestito da prete ortodosso esperto in tutti i tipi di miracoli durante un viaggio nel monastero finlandese in Carelia (progetto Karelia: miracoli & co, 2002). E ancora un mosaico di marmo che riproduce la foto di Juan Carlos I in Botswana, a cui è stata aggiunta la figura di un ragazzo che fa capolino da dietro un albero; “Il mondo nasce in ogni bacio” foto-mosaico partecipativo realizzato con 4 mila immagini (simile al nostro) donate dagli abitanti di Barcellona, e il progetto “Prosopagnosia”, nome che deriva dalla malattia che alcune persone hanno nel riconoscere i volti.

A questo proposito con stile ha mostrato i volti (reali?) di un sito erotico e senza soluzione di continuità Fontcuberta – che gioca con le immagini in movimento – ha collegato quei volti con quelli di Trump e Berlusconi, per un finale a sorpresa all’insegna dell’ilarità generale. —

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