La sinagoga apre le sue porte e diventa sede di attività culturali
Affidata a Istoreco con la collaborazione del Meis, da domani accoglierà i cittadini Alle 21 verrà presentato il programma. Obiettivo principale: riscoprire la storia
REGGIO EMILIA. Un momento importante per la riscoperta e la valorizzazione di un capitolo della storia reggiana, nonché l’avvio di una collaborazione di altissimo profilo. Domani la sinagoga di Reggio, in via dell’Aquila, ospiterà il primo momento pubblico dopo l’affido del luogo di culto all’istituto storico Istoreco da parte del Comune. L’appuntamento è alle 21 per la firma della convenzione su progetti e attività fra Istoreco e il Meis, il Museo dell’Ebraismo Italiano e della Shoah con sede a Ferrara, alla presenza del direttore del museo Amedeo Spagnoletto e la presentazione delle proposte culturali che Istoreco curerà nei prossimi mesi. L’evento si svolgerà in presenza con numero limitato di accessi, la prenotazione è obbligatoria, da confermare a staff@istoreco.re.it. Verrà inoltre trasmesso in diretta sulla pagina Facebook e sul canale YouTube di Istoreco e sulla pagina Facebook del Meis. Il programma prevede i saluti di apertura di Arturo Bertoldi, presidente di Istoreco, e un breve sunto della storia della sinagoga reggiana affidato a Matthias Durchfeld, co-direttore dell’istituto storico reggiano. A seguire verranno trasmessi i contributi video di Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia, Beniamino Goldstein, rabbino della Comunità Ebraica di Modena e Reggio Emilia, e Vincenza Maugeri, direttrice del Museo Ebraico di Bologna. A concludere, l’intervento di Amedeo Spagnoletto, direttore del Meis di Ferrara: “…e mi faranno un Santuario (Esodo 25,8) Benvenuti al Tempio!”. L’intera serata verrà moderata da Alessandra Fontanesi di Istoreco. «Questo per noi – commenta Amedeo Spagnoletto presentando l’appuntamento – sarà l’inizio di una fruttuosa collaborazione con Istoreco. Fare rete sul territorio emiliano per il Meis è una priorità. Questa regione è infatti stata per secoli il cuore pulsante dell’ebraismo italiano e custodisce antiche sinagoghe (come quella di Reggio), oggetti, documenti e storie tutte da riscoprire».
L’evento segna l’avvio della riscoperta di un luogo centrale come posizione ma allo stesso tempo poco conosciuto dai reggiani. La sinagoga di via dell’Aquila è il simbolo materiale più noto e visibile della plurisecolare presenza ebraica in terra reggiana, segnata da insediamenti in città ma anche in provincia: Scandiano, Novellara, Correggio. Il primo nucleo giudaico arriva a Reggio nel 1413, secondo gli archivi storici; di una sinagoga si parla nel 1544, sistemata in una casa di contrada San Bartolomeo, nella zona fra l’attuale piazza Prampolini e via Guido da Castello. Il 30 dicembre del 1699 la duchessa Laura Martinozzi, reggente in nome del figlio Francesco II d’Este, decide la creazione di un ghetto, e anche la sinagoga viene trasferita nel cuore del neonato quartiere, in via dell’Aquila. Nel 1755 viene realizzato un nuovo Aròn ha-Kodesh, l’armadio sacro, l’arredo religioso più importante, lo scrigno dei Sefarim Torah, i Rotoli della Legge ebraica. Si tratta di un enore Aròn ha-Kodesh in marmo, in stile barocco, di 6 metri e 50 centimetri di altezza e 3 metri e 20 centimetri di larghezza. A metà dell’800 viene edificata una nuova sinagoga, sempre in via dell’Aquila, inaugurata nel 1858. Lì viene spostato l’arredo sacro. All’epoca la comunità ebraica di Reggio contava ancora circa 600 persone. Il ‘900 porta il fascismo, l’alleanza con il nazismo, le leggi razziali, la seconda guerra mondiale, le persecuzioni. E gli arresti, le uccisioni e le deportazioni a Auschwitz-Birkenau, campo di sterminio dove trovano la morte anche una decina di ebrei reggiani residenti nel ghetto.
Dopo oltre mezzo millennio, la comunità ebraica reggiana nella pratica non esiste più, la sinagoga – danneggiata dai bombardamenti alleati – è abbandonata. Grazie a un facoltoso imprenditore ebraico, l’Aròn ha-Kodesh – così come gli arredi di tante sinagoghe italiane – viene portato in Israele e ora è custodito nella sinagoga della comunità di Kyriat Shmuel alla periferia di Haifa. —
Adr.Ar.
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