Gazzetta di Reggio

Il diavolo, Eichmann, la psicologia. Le sfide di Bondavalli nel suo primo libro

Adriano Arati
Il diavolo, Eichmann, la psicologia. Le sfide di Bondavalli nel suo primo libro

Il romanzo si intitola “Il ponte del Diavolo” ed è ambientato nella nostra provincia: da Cavriago alla montagna 

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Il diavolo e Adolf Eichmann. Mette assieme miti e suggestioni che hanno segnato la storia dell’uomo e il Novecento, il debutto letterario del reggiano Cristiano Bondavalli, educatore e appassionato di narrativa che poche settimane fa ha dato alle stampe “Il ponte del Diavolo”, edito da Pav Edizioni.

Il volume è ambientato in Appennino e miscela tante storie. Da un lato il ponte del diavolo, nome attribuito nei secoli a tante strutture, e riferito in questo caso al suggestivo manufatto in roccia visitabile nella montagna modenese, fra Polinago e Palagano. Dall’altro una delle più celebri leggende oscure reggiane, la presenza di Adolf Eichmann – uno degli architetti della macchina dello sterminio nazista che ha portato all’uccisione di sei milioni di ebrei – nell’Appennino reggiano, nel villaminozzese, nel primo dopoguerra. Eichmann si sarebbe rifugiato in zona prima di seguire le vie di fuga naziste che lo hanno condotto in Sudamerica, la meta sicura di tanti criminali di guerra tedeschi. Eichmann è uno dei nomi più conosciuti anche perché, catturato dai servizi segreti israeliani, è stato processato a Gerusalemme in uno dei momenti più celebri del ‘900.

Da lì si innesta la vicenda personale di Daniel Moretti, giovane psicoterapeuta reggiano che, coinvolto in una questione familiare di infedeltà, conduce verso la montagna e verso presenze oscure. «L’obiettivo era questo – spiega Cristiano Bondavalli – volevo dare una risposta al perché Eichmann si sarebbe rifugiato nella nostra montagna, dando una spiegazione che si lega all’attualità.

Per tante persone la presenza di Eichmann è abbastanza certa ma nessuno ha mai capito il motivo della sua presenza, del perché avrebbe scelto questi luoghi. Provo a costruire una storia che parta da qui e che si snoda nella contemporaneità. Il protagonista è di Cavriago, il paese non viene citato ma da diversi dettagli emerge bene quale sia il luogo preciso», racconta l’autore. L’altra parte del mito è quella del ponte del diavolo: «Ce ne sono tanti, io ho scelto quello modenese. Anche questo non è un tema originale, è già ben presente in letteratura come in letteratura è già presente Eichmann, la sfida era proprio questa, prendere due elementi già conosciuti e trasformarli in una storia nuova. Una storia in cui ovviamente c’è anche della autobiografia, parte della mia vicenda personale, come penso sia normale per chi si avvicina per la prima volta a un romanzo».

Tante sfide, «che ho accettato consapevolmente, così come altri argomenti non da poco, ovvero cosa sia la verità. Senza parlare del tema dell’amicizia, della storia e di come la storia sia fatta di legami e di vicende personale. Poi volevo parlare di psicologia, non a caso il protagonista è uno psicologo. E volevo parlare dei nostri luoghi:, ad esempio del cimitero napoleonico di Cavriago come della nostra montagna. Chi mi conosce troverà sicuramente spunti da collegare a me, gli altri troveranno tante suggestioni». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google