Rachele Andreoli suona il Mediterraneo nel cortile della Rocca
Lo spettacolo in programma alle 21.30 si intitola Leuca: «È dove sono nata In quel luogo tutto inizia e tutto finisce»
SCANDIANO. Un inchino al Mediterraneo e alle sue mille storie. Lo porgerà questa sera a Scandiano Rachele Andrioli, cantante e musicista salentina diventata negli anni una delle voci più note e apprezzate della musica popolare italiana e delle sue rivisitazioni. Alle 21.30 nel cortile della Rocca dei Boiardo presenterà il suo spettacolo “Leuca” in compagnia del violoncellista Redi Hasa, già collaboratore di Ludovico Einaudi, e del fisarmonicista Rocco Nigro. Il biglietto per l’evento – promosso dalla fondazione Ater e dal Comune di Scandiano – costa 10 euro ed è acquistabile su VivaTicket o all’ingresso della Rocca.
Lo spettacolo si intitola “Leuca” e ci porta subito nel cuore del Mediterraneo, no?
«Io vivo in un paese vicino al capo di Leuca, dove la terra finisce e inizia il mare. Mio padre mi ha sempre raccontato le storie dei pellegrini che arrivavano lì e credevano che il mondo finisse, e questo mi ha fatto pensare».
A cosa?
«Ho fatto tanti viaggi nella via vita, sono sempre partita da casa mia e lì sono sempre tornata, sempre più forte. Dalla mia terra vedo le montagne dell’Albania, la Calabria, panche la Grecia, in alcuni giorni».
Un perenne centro?
«Viviamo sempre in questo punto perenne dove finisce qualcosa e inizia altro. Poi “Leuca” vuol dire “bianco”, mi piaceva l’idea di qualcosa di bianco, non ancora inquinato dagli ingredienti della vita».
Una tavolozza da dipingere partendo da una tradizione che in tanti hanno contaminato?
«Quando ho iniziato io, la musica popolare era già molto cambiata, c’era grande riproposta della tradizione e c’erano già chitarre elettriche e bassi sul palco. Per me è normale, così come è normale unire le mie sensibilità a quelle dei musicisti con cui suono».
Fra cui un volto noto, il violoncellista Redi Hasa.
«Redi è un albanese che da vent’anni vive in Italia, lui porta con sé un pezzo di Mediterraneo che è in parte dentro di noi ma che allo stesso tempo per noi in Italia non è pienamente accessibile. Ci permette di conoscere questo pezzo di mondo, e poi Redi e il fisarmonicista Rocco Nigro sono cari amici».
Si sente più sicura?
«Con loro sono tranquilla, certo, ma il tema è un altro: con loro vivo in ogni serata l’entusiasmo di condividere musica ed emozioni con persone che conosco e con cui suono da tanti anni. La trasformazione della musica tradizionale la viviamo insieme, ogni giorno, è dentro di noi, senza bisogno di strumenti elettrici». —
Adriano Arati
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