Gazzetta di Reggio

Il progetto 

Zavalloni: «Incontro in controluce delle nostre esistenze fragili»

Giulia Bassi
Zavalloni: «Incontro in controluce delle nostre esistenze fragili»

Così la grande interprete definisce la performance che presenta domani sera inaugurando il grande palcoscenico allestito per l’estate davanti al teatro Valli 

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Giulia Bassi

REGGIO EMILIA. Sempre con piacere Cristina Zavalloni, voce tra le più interessanti per il repertorio del ‘900 e contemporaneo (senza limite di genere), ritorna e esibirsi a Reggio Emilia dove da anni ha presentato alcuni tra i suoi progetti. Tra gli altri, la ricordiamo in passato nell’ambito del Festival Aperto, in un magnifico concerto dedicato a Louis Andriessen, compositore spentosi in questi giorni. Infatti lei è reduce dall’Olanda dove ha assistito alle esequie ed è tornata ieri giusto in tempo per mettere a punto il concerto che domani terrà davanti al teatro Vali inaugurando il grande palcoscenico allestito in Piazza Martiri.

Nella performance insieme al Clara Ensemble e una band jazz, propone il suo ultimo lavoro legato all’album (che è anche un disco in vinile) “For the Living”, realizzato con il musicista norvegese Jan Bang uscito nell’ottobre scorso. Sono composizioni del ’900 francese di Ravel e Fauré ma anche sue e dello stesso Bang che inoltre ha riletto tutto il materiale in chiave elettronica. «“For the living” realizzato con quel grande maestro delle assimilazioni di linguaggi qual è Jan Bang – racconta Cristina Zavalloni – ha avuto una gestazione lunga, in quanto era già pronto a marzo 2020 ma dopo che si è fermato tutto abbiamo deciso di cambiare parte dei contenuti aggiungendo le nostre composizioni. “For the living” è un racconto in controluce delle nostre esistenze fragili, messe alla prova dal fato e il titolo è un inno alla vita che veicola questo preciso messaggio: nonostante la tragedia vissuta sin deve andare avanti, anche per le persone care che abbiamo perduto. Elemento caratteristico della musica dell’album è una tinta unica non aggressiva ma intima, poetica morbida… liquida: ecco questo è l’aggettivo giusto».

Domani ascolteremo dunque alcune chanson di Maurice Ravel “colorate” dall’elettronica di Jan Bang, con Soupir da Trois poèmes de Mallarmé (1913), seguita da Là-bas, vers l’église, cui fa eco più in là Chanson de la mariée, da Cinq Mélodies populaires grecques (1904-1906) nella trascrizione di Mauro Montalbetti, e da Serenity di Charles Ives. Tra queste s’inseriscono gli originali di Jan Bang su testi propri in particolare quella che dà il titolo al concerto e “Light spoken”; inoltre i brani di Bang su testi di Cristina Zavalloni (Un attimo e Contagio) e di Erik Honoré (Random Weather) e Radiance di Cristiano Arcelli; quest’ultimo, compagno della protagonista rinomato sassofonista jazz ha arrangiato i brani originali per ensemble. Nomi di gran valore compongono sia il gruppo classico il Clara Ensemble - che è composto da Federica Vignoni e Massimiliano Canneto violini, Riccardo Savinelli viola, Luca Bacelli violoncello, Mattia Petrilli flauto e Marco Vergini pianoforte - sia la band jazz con Eivind Aarset chitarra elettrca, effetti, Simone Graziano piano, fender rhodes, Cristiano Arcelli ance e Francesco Ponticelli contrabbasso. «Il concerto si svolge come un’articolata suite dal respiro unico, da un lungo respiro che chiede tempo, diverso da una toccata e fuga – puntualizza Zavalloni – vale a dire un ascolto rapido da consumare in pochi secondi. Questa volta vogliamo prendere la direzione opposta, quindi il consiglio è: godiamoci la lentezza che abbiano vissuto nei mesi scorsi, quell’esperienza assurda del lockdown ci ha dato la possibilità di cercare dentro di noi. Non rinunciamoci». —

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