Gazzetta di Reggio

ARTE IN CITTÀ 

La ricerca pittorica di Aricò in reazione al minimalismo

La ricerca pittorica di Aricò in reazione al minimalismo

L’artista in mostra alla galleria VV8artecontemporanea in via dell’Aquila con quattordici opere su carta e quattro tele realizzate nei primi anni Novanta

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REGGIO EMILIA. Sarà visitabile fino al 4 settembre, alla galleria VV8artecontemporanea in via dell’Aquila, la mostra “Rodolfo Aricò, pittura come procedimento attivo”, una retrospettiva sugli anni Novanta dell’artista milanese. L’esposizione dedicata a Rodolfo Aricò continua la proposta della galleria sulla produzione degli artisti italiani ed internazionali del secondo Novecento, dopo le mostre dedicate a Piero Dorazio, Arturo Bonfanti, Anton Zoran Music e Gèrard Schneider.

In mostra quattordici opere su carta di medio formato e quattro tele realizzate da Aricò nel periodo ascrivibile ai primi anni Novanta, che compendia e rilancia una ricerca pittorica e oggettuale elaborata a partire dal finire dagli anni Sessanta e mai definitivamente conclusasi in uno schema precostituito.

Sin dagli inizi Aricò vive il contesto di una Milano in ricostruzione, una città in cambiamento, legata però a un passato importante da portare nella memoria; ed è proprio in simile contesto che la sua pittura si delinea come una reazione anti-rivoluzionaria alle opere degli esponenti dell’arte povera e del minimalismo. La ricerca del pittore affonda le proprie radici nella storia dell’arte classica e del Rinascimento italiano, cercando di delinearne lo sviluppo compositivo, in un certo senso la progettualità, rimanendo sempre in un linguaggio fortemente contemporaneo, inserendosi nel pensiero culturale milanese del suo tempo.

«La creazione non descrive immagini, ma fa affiorare il senso profondo e misterioso di ciò che appare, delle immagini dipinte con le parole o con i colori. In effetti è così che vedo le apparenze, ed è così che mi appaiono le superfici dei quadri, dei miei quadri e anche dei quadri dei grandi artisti di ogni tempo». Come scrive con grande onestà intellettuale, Aricò si muove sulle variazioni della pelle della pittura: una pelle che porta i segni di una storia vissuta. «In quale altro modo potrei vedere la superficie se non come l’apparenza che cela il profondo».

Indagando il profondo, il pittore innesca un procedimento attivo della memoria, che risale i vari strati e frammenti di materiali per arrivare intuire, e talvolta a cogliere, l’evento fondativo della produzione artistica.

Scrive di lui il critico Luca Massimo Barbero: «Il colore varia e vira verso la frammentarietà e l’irregolarità di stesure eterogenee quasi a voler delineare con maggior forza lo spazio dell’agire umano». Le opere di Aricò mantengono una tensione tra finito e non finito, all’interno di una riflessione storica sul fare pittura che cerca di tenere insieme passato e presente, reinterpretando il concetto di classico senza entrare nel minimalismo formale. Il pittore gratta gli strati del dipinto per cogliere l’essenziale poetico, il genio creativo dell’arte, caratterizzato da quella raffinata freschezza immaginativa che ritroviamo nei bozzetti, negli studi preparatori, nei modelli architettonici.

L’opera degli anni Novanta di Aricò si carica profondamente del vissuto umano e culturale dell’artista, che sulla superficie pittorica stratifica colori, emozioni, processi compositivi, dando vita a campi visivi, fughe prospettiche che, oltre l’evidenza dei colori patinati, gessosi, riflettono e riportano in vita quello che resta di una esperienza estetica.

La mostra sarà visitabile fino al 4 settembre, da martedì a sabato 10/13 e 16.30/19.30. La galleria resterà chiusa dal 14 al 28 agosto. —

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