“Kochan”, l’ultima sfida di Alessandra Calò il corpo femminile diventa una mappa
Il progetto fotografico sarà presentato nell’ambito del Festival Filosofia di Modena dal 17 al 19 settembre
REGGIO EMILIA. «L’opera non ha bisogno di comunicare in maniera univoca un concetto, in quanto si pone come mezzo di comunicazione tra il nostro stato d’animo e la realtà. Non c’è rievocazione nostalgica di un passato ma solo una nuova visione del presente». Così, semplicemente, la fotografa Alessandra Calò, che da tempo vive e lavora a Reggio Emilia, rivela la sua filosofia artistica, ma al contrario le sue opere rivelano una stimolante complessità che nasce da una sapienza tecnica e insieme da una riflessione rivelatrice di una profonda sensibilità nei confronti dei segreti della natura e della storia dei quali lei vuole in un modo del tutto originale rivelarne le tracce.
«Fin dall’inizio della mia carriera sperimento l’uso di nuovi linguaggi che le permettono di approfondire temi legati alla memoria, all’identità. Pratica dominante nel mio lavoro è la riappropriazione: il recupero e la reinterpretazione di materiali d’archivio attraverso i quali non intendo attuare una rievocazione nostalgica del passato ma proporre una nuova visione della realtà». Esempi eloquenti le foto che fanno parte dell’Erbario mistico d’appennino realizzate a seguito di una residenza artistica a Cereggio (Comune di Ventasso) dove ha condotto una ricerca storica prima di realizzare la sua opera per la rassegna d'arte contemporanea “Altreterre” a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei. Mentre il mese prossimo alla Galleria ArteSi di Modena presenterà il progetto “Kochan | cartografia di una identità femminile” nell’ambito del Festival Filosofia di Modena dal 17 al 19 settembre.
Kochan il è protagonista di “Confessioni di una maschera” (Yukio Mishima, 1949): un diario di viaggio che accompagna il lettore alla scoperta di frammenti di vita e identità del protagonista. «Kochan è anche il nome di questo progetto fotografico iniziato nel 2016 – ricorda Calò – quando ho scoperto che la New York Public Library aveva messo online una buona parte dei suoi documenti d’archivio. Anche io, come Kochan, ho cercato di immaginare il viaggio che ognuno di noi compie per affermare se stesso considerando il corpo come un territorio da esplorare. Non è stato un percorso semplice, poiché il rapporto con il proprio corpo è complesso e il viaggio che compiamo con esso non è mai scontato». «Questa volta – scrive nella presentazione della mostra Cristina Muccioli – Calò si chiede “chi siamo?” e attraverso mappe e cartine geografiche, recuperate con la cura dell’archeologo, rende ibrida e fertile di possibilità l’identità dei soggetti fotografati, trascesi e dilatati in un paesaggio psichico di memoria attiva, allegorica e futuribile. Metafisici, ulteriori rispetto a ogni dato somatico rintracciabile, questi cesellati e poetici lavori fotografici sono paradossali: invece di fermare, di catturare come sempre si dice, l’attimo in un click, lo aprono, lo dischiudono».
Il progetto che da anni caratterizza al massimo la fervida inventiva della nostra fotografa è “Secret Garden” già presentato a Fotografia Europea nel 2014. Esso parte da una raccolta di antiche lastre negative, raffiguranti ritratti femminili, abbinate a piccoli giardini collocati all’interno di una scatola nera. Ogni donna recupera un nome e un’avventura, liberamente ispirata, grazie dall’immaginazione di scrittrici contemporanee invitate a prendere parte al progetto. Differenti per provenienza, formazione, espressione artistica, queste donne si distinguono nei campi della letteratura, musica, poesia, impegno politico e sociale, rendendo ogni racconto un diario personale estremamente attuale. Sono oramai 50 le donne che hanno aderito al progetto divenuto anche libro d’artista (edito da Danilo Montanari con testo di Erik Kessels): tra le altre scrittrici, poetesse e cantautrici come Alessandra Sarchi, Silvia Salvagnini, Mara Redeghieri. L’opera realizzata con quest’ultima è stata acquisita dai Musei Civici e si chiama Caterina. «Questi antichi ritratti di donne arrivate a noi senza ulteriori dettagli hanno fatto innamorare anche Marcia Tambutti Allende, nipote di Salvador Allende e figlia di Isabel Allende. È una biologa, esperta di Biodiversità alla Commissione Economica delle Nazioni Unite per l'America Latina e i Caraibi, oltre a collaborare con la Fondazione Salvador Allende. Partecipa al progetto Secret Garden scegliendo un’antica lastra raffigurante una donna sconosciuta, ed elabora un testo inedito, “Marcia, Diario de una joven exploradora”, opera presentata per la XIV Giornata del Contemporaneo al Palacio de Abrantes, Madrid, sede dell’Istituto Italiano di Cultura». Nell’accostarsi al Secret Garden – raccomanda l’autrice – lo spettatore può sbirciare nell’intimità di queste donne, può leggere frammenti di un’esistenza, seguire i fili individuali intrecciati a un percorso collettivo verso una maggiore libertà ed emancipazione.
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