Gazzetta di Reggio

Il mondo dei graffiti e del nuovo muralismo. A Palazzo Brami una galleria a cielo aperto

Giulia Bassi
Il mondo dei graffiti e del nuovo muralismo. A Palazzo Brami una galleria a cielo aperto

Nel suggestivo cortile, in via Emilia San Pietro, si può ammirare un’installazione che mixa brut art, comics e tatuaggi 

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REGGIO EMILIA. Dopo la personale dedicata alle “fotografie a contatto” di Marco Grassi Pho, le vetrine dello SpazioC21 presentano in questi giorni d’estate un’interessante installazione collettiva di quattro (in realtà sette) artisti provenienti dal mondo dei graffiti e del nuovo muralismo cresciuti nelle scuole d’arte, nella cultura dei graffiti e nati tra gli anni Settanta e Ottanta.

Canemorto è un unicum, in quanto trio. La loro estetica - sviluppata a sei mani - è ispirata all’art brut, ai comics, ai tatuaggi e ai codici dell’underground metropolitano. Il fascino del loro lavoro risiede nel culto del brutale, del grezzo, e nella ricerca di un’anti-estetica che si contrappone al mito del superficiale e del bello del nostro tempo. Cyop & Kaf sono invece un duo napoletano, un punto di riferimento nel sistema dell’arte urbana da oltre 25 anni. Dipingono figure umane e mitologiche attraversate dal colore, corpi sinuosi, antropomorfi, a volte spigolosi e a volte inquietanti, animati da una forza indomita e nevrotica e da un impulso esuberante, specchio dell’umanità della città in cui vivono.

La loro arte è poetica, enigmatica, melanconica e pervasa di ironia. Michele Servadio è un artista attiguo al mondo dei Canemorto. Si avvicina ai tatuaggi nel 2007, si trasferisce a Hackney Wick, Londra, dove esplora anche la pittura con la quale descrive la condizione umana ed il suo ambiente in un corpus che incarna luce e colore in un mix di folklore ed espressionismo. Infine Word to Mother, l’unico straniero esposto, è un tatuatore con un passato da writer; un artista cresciuto in un ambiente internazionale che dipinge figure esili ed evanescenti, combina molteplici influenze e sviluppa la sua ricerca su materiali di recupero; il suo stile è malinconico ma ottimista e vive nella giustapposizione di elementi fragili ed emotivi fusi con forza e fiducia.

È una sorpresa trovare a Reggio uno spazio che promuova il lavoro di artisti emergenti, sconosciuti ai più, che abbiano radici in discipline estranee al sistema dell’arte. Fatto di sette vetrine che si affacciano sul cortile di Palazzo Brami, al civico 21 di via Emilia San Pietro, non è una galleria, non ha una superficie espositiva interna (se non durante alcuni eventi), è liberamente accessibile. Le installazioni sono curate da un collettivo di collezionisti e artisti, mentre le opere presentate sono acquisizioni o prestiti, ma sempre più spesso commissionate e prodotte in residenza. Il progetto nasce nel 2016 dall’iniziativa di due collezionisti, Eugenio Sidoli e Sandra Varisco.

«E noi per passione intendiamo promuovere l’opera di artisti che si sono formati nella pratica del writing, i graffiti, e del nuovo muralismo – puntualizza Sidoli –. Una forma d’arte a cui ci siamo interessati durante anni di vita all’estero, frequentando studi, gallerie, festival e fiere internazionali, su cui nel tempo abbiamo costituito sia un fondo di opere che una biblioteca specializzata. “Graffiti e post-graffit”, così chiamiamo le espressioni artistiche che collezioniamo ed esponiamo: sono una pratica giovanile, underground, urbana, che spesso nasce autodidatta e illegale, quindi carica di energia. Elemento comune è la nascita artistica nella pratica di strada, l’esperienza nei centri sociali ed una attitudine “critica” nei confronti delle iniquità della nostra società; questi elementi si riconoscono anche nei loro lavori in studio».

Le prime esperienze di questo movimento sono americane, risalgono agli anni Settanta, sono spontanee e recepiscono influenze dell’emergente mondo della grafica pubblicitaria, dei comics e della pop art.

Ma è solo il tempo di internet e dei social network che ha dato visibilità a questa forma di nuova arte pubblica, celebrando Banksy e Obey come alfieri della società contemporanea ed affermando la street art come il più rilevante movimento artistico globale, caratterizzata da un’espressione non intellettuale ma in sintonia con il suo tempo, come dimostra il successo e il fatto che sempre più musei, accademie e fondazioni internazionali riconoscano l’originalità del suo codice e ne consacrino il valore artistico.

«In cinque anni di attività – spiega Sidoli – SpazioC21 ha ospitato otto installazioni collettive (chiamate “dialoghi di strada”) nelle quali ha messo in relazione opere dei più celebrati artisti dell’arte figurativa urbana - da Richard Hambleton a Jeff Aerosol, da Evol a C215, da Bo130 e Mark Jenkins - con quelle dei più importanti writers della scena internazionale e domestica - da Revok a Reas, da Delta a EGS, da Shoe, a 2501, El Seed, Alexone e Joys. Ha anche realizzato le esposizioni personali di Hogre (sulla pratica del sub-vertising) e Andreco (sul tema del climate change e dell’acqua) oltre ad aver partecipato a tre edizioni di Fotografia Europea con BR1, Valerio Polici (primo premio nella rassegna OFF 2019) e Marco Grassi PHO. Nello stesso periodo, alcune opere della collezione hanno anche partecipato a mostre organizzate da terzi in musei in Italia e all’estero. Le iniziative hanno raccolto l’interesse degli artisti, di un crescente pubblico di visitatori e anche qualche buona critica mediatica. Le iniziative presentate in questi anni hanno raccolto l’interesse degli artisti, di un crescente pubblico di visitatori e anche qualche buona critica mediatica».

«Entro il 20121 – ci anticipa Sidoli – faremo due nuove collettive e ci sono due esposizioni personali di più ampio respiro pianificate per il primo semestre dell’anno prossimo e già in corso di realizzazione».

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