«Liberami da papà» Ma la giudice Penny ignora l’appello di Britney Spears
Respinta la richiesta della pop star di anticipare l’udienza per scioglierla dalla tutela legale che la imbriglia da 13 anni
Los Angeles. Fino a qualche settimana fa, il nome della giudice Brenda Penny della Corte d’Appello di Los Angeles era sconosciuto ai più. Almeno a chi non era avvezzo a frequentare le aule di tribunale. All’improvviso, invece, questo nome è diventato di tendenza su Twitter, con l’hashtag #judgepennyiscorrupt (la giudice Penny è corrotta).
I fans di Britney Spears non hanno preso bene la decisione di respingere la richiesta della pop star di anticipare di un mese l’udienza che avrebbe dovuto (meglio: potuto) affrancarla dalla tutela legale del padre.
Ora questa storia potrebbe sembrare un’esagerazione. Ma se si guarda da vicino, non lo è mica tanto. Basta pensare che della vicenda se ne occupa perfino il New York Times che, il 5 agosto, in esclusiva ha dato la notizia della richiesta presentata dal nuovo legale di Britney Spears – Mathew Rosengart – di anticipare l’udienza contro il padre. La pop star, infatti, da oltre un decennio non può disporre liberamente della propria vita e neppure dei propri guadagni a seguito del crollo nervoso avuto nel 2008. Nell’anno orribile – nel quale si rasò i capelli, aggredì con un ombrello l’auto di un paparazzo – Jamie Spears ottenne che la figlia fosse ricoverata a forza e che gli fosse affidata la sua tutela legale. Doveva essere un affidamento “temporaneo” che, però, va avanti da 13 anni. Durante i quali, la cantante ha ripreso – con fasi alterne – la propria carriera.
Ha sostenuto tour, ha affrontato progetti professionali, lanciato un profumo, una linea di biancheria intima. Ha lavorato, ma non è mai stata dichiarata autosufficiente. E ora il suo nuovo legale – un ex procuratore che ha difeso star come Sean Penn e Keanu Reeves – vuole che la sua cliente torni libera. Anche di gestire le proprie finanze, visto che il padre, come tutore legale – secondo quanto rivelato da Vanity fair – si sarebbe pagato (coi soldi della figlia) 16mila dollari il mese, più 2mila dollari per spese di ufficio. Anche in considerazione di questo, l’avvocato a inizio agosto ha presentato la richiesta di anticipare l’udienza per far decadere la tutela legale. Nel documento, infatti – stando all’esclusiva di Vanity Fair – Rosengart sostiene che Jamie Spears sta «dissipando la fortuna multimilionaria della figlia... Una tutela dovrebbe essere l’ultima risorsa, progettata a beneficio della persona da tutelare piuttosto che un meccanismo progettato per fungere da strumento per l’arricchimento di terzi».
Ma nessuna motivazione ha smosso la giudice Penny che ha lasciato l’udienza di Britney fissata per il 29 settembre. Eppure il legale della cantante aveva evidenziato: «Ogni giorno conta». Soprattutto dopo che l’uomo ha esercitato un «controllo microscopico» pluriennale sulla vita della figlia.
Neanche le testimonianze della cantante, hanno mai smosso i giudici. In precedenti udienze la pop star aveva esposto la propria drammatica condizione di “prigioniera” del padre, al punto da non essere libera neanche di andare da sola dal ginecologo o di uscire con il fidanzato. Fino al punto di minacciare il ritiro dalle scene: «Se non sono in grado di essere autonoma allora non sono neanche in grado di cantare». Ma questo non è mai avvenuto, per quanto questa dichiarazione avesse suscitato emozione fra i suoi fans (33 milioni su Instagram). Che, infatti, negli anni hanno creato movimenti e hashtag a sostegno: #freebritney (Britney libera), con tanto di magliette in vendita sul web e perfino bandiere. Fino all’ultimo recentissimo. Contro la giudice Penny.
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