Gazzetta di Reggio

L’intervista 

Sara Pozzoli folgorata da Kit Sheppard «Ecco perché l’ho raccontata in un film»

Sandra Campanini
Sara Pozzoli folgorata da Kit Sheppard «Ecco perché l’ho raccontata in un film»

La regista reggiana parla del documentario dedicato a una sciamana speciale: «Vede la luce che è in ciascuno di noi» 

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Sandra Campanini

REGGIO EMILIA. Sara Pozzoli è una regista nata a Milano ma fin da piccola si è trasferita, insieme alla sua famiglia, a Reggio Emilia dove è crescita, ha studiato e dove ritorna spesso avendo qui ancora tanti affetti e care amicizie.

Dopo avere frequentato il Dams, Sara Pozzoli si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove si diploma nel 1999 con un cortometraggio dal titolo “Lucia nata nel 1979 a Buenos Aires”. Negli anni successivi realizza vari film che partecipano a diversi festival nazionali e internazionali, sempre con un particolare interesse per il ritratto, l’arte, la danza, la contaminazione dei generi e degli stili rendendo le sue creazioni sempre molto interessanti e originali.

“Shaman medicine woman - ritratto di Kit Sheppard” è il titolo del suo nuovo film girato negli Stati Uniti appena prima che si diffondesse il covid. Il film è prima di tutto un intenso ritratto di una nativa americana sciamana. Il film sarà proiettato al Rosebud il prossimo mese di novembre e ora è si può vedere in streaming.

“Lucia nata nel 1979 a Buenos Aires” era la storia di una giovane donna, figlia di una madre desaparecida che ritorna in Argentina alla ricerca delle proprie origini. Con questo film conosciamo Kit Sheppard. Chi è ? E come è venuta a conoscenza di questa donna straordinaria?

«Ho conosciuto Kit Shepperd nel 2014, quando ha viaggiato per la prima volta fuori dal suo paese, gli Stati Uniti, all'età di 72 anni, invitata in Italia per insegnare alcuni seminari. Appena l'ho incontrata, sono rimasta colpita dall'autorevolezza, semplice e profonda, di questa donna dai lunghi capelli bianchi e dallo sguardo vivo. Ho sentito subito nascere in me il desiderio di raccontarla in un film. Nelle settimane in cui Kit è stata in Italia, ho avuto modo di stare con lei, iniziare a riprenderla e raccogliere le sue parole di saggezza. Sono rimasta affascinata in modo particolare dal vedere come si relaziona alle piante, agli animali, alle pietre ed alle persone naturalmente».

Il film dove è stato girato e come?

«Il film è stato girato nel luogo in cui Kit Shepperd vive, la sua piccola casa di legno ad Eureka Springs in Arkansas (Usa). L'abbiamo filmata nella sua quotidianità, mentre si prende cura dei suoi animali, mentre prega, mentre incontra i suoi amici, mentre si reca in alcuni dei luoghi sacri della sua terra. Abbiamo raccolto le sue parole di saggezza, i suoi silenzi, i momenti di gioia, le sue risate. Abbiamo filmato il visibile e l'invisibile, con sguardo attento e poetico.

“È importante riuscire ad aprire il proprio cuore, perché quando ami, l'amore ti ritorna indietro – spiega Kit Sheppard nel film –. I nativi credono che noi siamo responsabili per le 7 generazioni prima di noi e per le 7 generazioni che verranno dopo di noi. Dobbiamo avere una grande accortezza per quello che facciamo”.

Queste parole sono importantissime in un mondo oggi così slegato dalla Natura. Kit Sheppard pensa che ormai siamo arrivati a un punto di non ritorno oppure possiamo ancora fare qualcosa?

«Kit vede le luci ed le ombre del tempo che stiamo vivendo ma soprattutto vede la luce che è in ciascuno di noi».

Anche lei Sara ha fatto una scelta di vita particolare in stretto contatto con la Natura?

«Dopo aver vissuto a Reggio Emilia, mi sono trasferita a Roma per frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ho amato molto vivere in città ma dopo qualche anno ho sentito il bisogno di trasferirmi in campagna. La Natura è per me una preziosa fonte di nutrimento, meraviglia, ispirazione. Chi fa cinema, o documentari, ha una grande responsabilità nei confronti degli altri e di se stesso. È fondamentale domandarsi ciò che trasmettiamo, cosa raccontiamo, come lo raccontiamo».

Quando e perché ha scelto di fare documentari?

«Ho trascorso la mia adolescenza nutrendomi di cinema al Rosebud. Ho studiato poi cinema al Dams Spettacolo di Bologna e lì ho compreso che amavo non solo vedere il cinema ma anche realizzarlo. Credo che fare documentari sia per me un modo per cercare di conoscere il mondo. Ho iniziato giocando a raccontare quello che mi era vicino e col tempo lo sguardo si è ampliato. Sempre di più vorrei realizzare film documentari che siano una medicina per il cuore, gli occhi, l'anima delle persone».

Sara Pozzoli, qui, aveva già firmato un documentario su Giovanni Lindo Ferretti, “Echi di pietra”. E anche uno dei suoi primi lavori era dedicato ai siluri del Po... Agli inizi aveva anche girato un corto dedicato alla propria zia.

Da anni lei vive a Roma ma a quanto pare ha lavorato anche nel Reggiano. Ritornerà a girare in zona?

«“Senza radici non si vola” – conclude con una citazione Sara –. L'Emilia è la terra dove sono cresciuta e rimarrà sempre nel mio cuore. Certamente mi piacerebbe raccontarla in altri documentari. Amo in modo particolare i ritratti delle persone che hanno un messaggio importante da condividere con il mondo, un messaggio che ispiri le nostre esistenze, aiutandoci ad amare e rispettare più profondamente noi stessi e la Terra in cui viviamo».

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