Gazzetta di Reggio

Con poche parole e quasi al buio Venezia premia il coraggioso “Il Buco”

Con poche parole e quasi al buio Venezia premia il coraggioso “Il Buco”

Sammartino richiamato in sala per dieci minuti Grandi risate per il film con Penelope Cruz e Banderas 

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Dieci minuti totali di applausi per “Il Buco”, a più riprese. Occhi fissi su Penelope Cruz e Antonio Banderas protagonisti del red carpet fashion e un Jimmy Page con tanta voglia di raccontarsi al Festival del cinema di Venezia ieri.

APPLAUSI A “IL BUCO”

Se “È stata la mano di Dio” di Sorrentino, primo film italiano in concorso, ne ha incassati nove ininterrotti, per omaggiare Michelangelo Sammartino, il regista del film (il secondo italiano presentato, sui cinque in concorso) richiamato più volte dal pubblico nonostante tentasse più volte di guadagnare più volte l’uscita senza riuscirci.

Un film coraggioso, senza veri attori, senza luce, senza molte parole e girato nella profondità di una grotta, l’Abisso del Bifurto nell’entroterra calabrese del Pollino dove la scena se la sono presa gli speleologi trasformati in attori nella «controstoria degli anni del boom ecomico, una storia di silenzio e di buio».

Ecco Cruz e Banderas

Altro giro, altra storia invece con Penelope Cruz e Antonio Banderas che con Competencia Oficial di Gastón Duprat e Mariano Cohn hanno presentato un film delizioso con una recitazione di altissimo livello.

Lei con la borsa Chanel che centra l’obiettivo di lanciare la tendenza moda per l’inverno dà senza giri di parole della «stupida» e di «veramente insopportabile» al suo personaggio mentre in sala è difficile ricordare altre proiezioni recenti con risate tanto sincere.

Un milionario è legittimamente messo in crisi dall’aver compiuto ottant’anni. Prima pensa di costruire un ponte da donare allo Stato poi, invece, cambia idea e pensa di produrre un film di successo. Ingaggia così una singolare troupe capeggiata dalla presuntuosa regista Lola Cuevas (Cruz) dalle idee molto originali e spesso sadiche. Davanti alla cinepresa, con una sua ponderosa sceneggiatura si misurano due star tanto talentuose quanto egocentriche e vanitose: l’attore hollywoodiano Félix Rivero (Banderas)e l’attore teatrale più stagionato e impegnato Ivan Torres (Martínez) che considera il primo una star da fiction.

La proposta giusta

Dopo aver rifiutato per anni proposte «piuttosto miserabili» di realizzare un documentario sui Led Zeppelin, finalmente a Jimmy Page è arrivata quella giusta. Tanto da arrivare a presentare il suo “Becoming Led Zeppelin” ieri alla mostra. I produttori Bernard MacMahon e Allison McGourty – fan dichiarati degli Zeppelin – sono riusciti ad ottenere filmati mai visti prima di alcuni dei primi concerti della band negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, nonché un’incredibile intervista audio che il batterista John Bonham ha concesso a un giornalista australiano prima di morire nel 1980. L’intervista, le riprese dei live e altro materiale d’archivio sono uniti a interviste attuali con i tre membri della band sopravvissuti – Page, Robert Plant e John Paul Jones – creando un montaggio che mappa i frenetici primi due anni di esistenza della band e le sue influenze musicali. Un lungo lavoro di ricerca e indagine svolto da MacMahon, durato oltre un anno, che ha portato a trovare reperti davvero unici e totalmente inediti.

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