I primi vent’anni di Notorius la piccola bottega del cinema
La sfida vinta da Luca Giovanardi e Ricciarda Slanzi, gestori della Cinelibreria «Sognavamo un negozio di film che ancora non c’era e l’abbiamo realizzato»
Sandra Campanini
REGGIO EMILIA. La Cinelibreria Notorius nasce nel 2001 a Reggio Emilia con l’intento di fornire una valida alternativa alla cosiddetta “grande distribuzione” per quanto riguarda il mercato del cinema su supporto home-video. Notorius in questi anni è diventata una “casa” per tutti quegli appassionati che non si riconoscono nella fredda logica quantitativa propria dei grandi circuiti distributivi e ancora cercano un interlocutore competente e appassionato. Da Notorius, in vicolo Trivelli, troverete tutto: dvd, blu ray, libri, cataloghi, locandine, manifesti, oggetti vari... tutto per gli appassionati di cinema. In occasione del ventesimo compleanno abbiamo intervistato Luca Giovanardi e Ricciarda Slanzi, le due anime di questa “piccola bottega del cinema”.
Notorius nasce nel 2001 per fornire un'alternativa alla grande distribuzione che allora aveva un nome unico: Blockbuster. Sono passati 20 anni: voi ci siete ancora, Blockbuster ha chiuso.
«In realtà allora non credo pensassimo specificamente a Blockbuster: le Vhs e i Dvd li si trovava ammassati ovunque, dagli ipermercati alle edicole, sempre sottoprezzo e senza alcuna logica tematica, discorsiva, che non fosse - nel migliore dei casi - la banale suddivisione in generi. Noi sognavamo un negozio di film che facesse propria la lezione dei negozi di dischi che amiamo, dove ci aspettiamo di trovare una sezione specifica dedicata ai Beatles, una a Miles Davis e così via. Perché non pensare un luogo specifico per il cinema in cui entrare e trovare un’intera sezione dedicata a Bergman? Era il nostro sogno e siccome non c’era lo abbiamo realizzato. Blockbuster è scomparso proprio perché rispondeva a una logica solo commerciale: nel momento in cui l’oggetto Dvd ha cessato di essere appetibile dal punto di vista merceologico, ha chiuso i battenti. Noi che ci reggiamo principalmente sulla illogicità della passione (nostra e della nostra clientela), siamo ancora qua».
Forse il covid ha solo accelerato un fenomeno che era inesorabilmente iniziato con l'avvento di piattaforme come Netflix e Amazon. Come è cambiato il vostro lavoro con l’avvento dello streaming?
«Siamo diventati l’ancora di salvezza di quelli che “ma fino a due settimane fa si trovava e ora è scomparso!”. Il nostro modo di vedere la questione parte proprio da premesse differenti: così come un appassionato di letteratura si crea la propria biblioteca domestica, così come l’appassionato di musica ha una collezione di dischi, noi crediamo che ogni appassionato di cinema dovrebbe avere una piccola o grande cineteca in casa. Le piattaforme di streaming sono una grande risorsa, ma consideriamo un po’ qualunquista affidare i propri gusti alla selezione di una multinazionale».
Chi sono i vostri spettatori?
«Non sono spettatori nostri, ma spettatori e appassionati di cinema. Che poi non sono solo “spettatori”: lo spettatore si limita a imporre uno sguardo, chi viene da noi di solito è oltre questo stadio, è animato dal fuoco della ricerca, sa che come la buona letteratura anche il buon cinema può dirgli qualcosa sulla vita e sulla condizione umana».
I film in televisione, l'avvento dell'home video e ora lo streaming stannocambiando il rapporto tra spettatore e sala cinematografica. Voi che cosa pensate? La sala ha ancora un presente e magari un futuro?
«Il rischio è che la sala diventi sempre più un luogo settario. Non riguarda solo il cinema, è abbastanza evidente che è in corso uno slittamento sociale verso il privatismo: avere meno contatti fisici possibile con gli altri, comunicare poco, limitare l’azione sociale e politica, vivere nel proprio confortevole guscio che assomiglia sempre più a una prigione, e il Covid ha dato un’accelerata in tal senso».
Tra i vostri clienti famosi ricordiamo Mario Monicelli. Che cosa vi disse?
«Che era necessaria una rivoluzione. Che trovava deprimente il modo in cui le generazioni più giovani vivevano nell’accettazione di situazioni inaccettabili. Che le grandi idee nascono dalla collaborazione, mentre ora ognuno è perso solo in se stesso».
Come continuerà la vostra odissea nella distribuzione di film di qualità e film rari?
«Come abbiamo sempre fatto dal primo giorno: aprendo ogni mattina pensando “siamo ancora qui, chi l’avrebbe mai detto”».
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