Omaggio a Frank Cancian con “Il paese in una scatola”
Il documentario d’autore sarà proiettato domani sera (ore 21) al teatro Sociale un’opera sul territorio che rimanda al rapporto tra Paul Strand e Cesare Zavattini
LUZZARA. Domani sera (ore 21) al Teatro Sociale di Luzzara, la proiezione del documentario “5×7 – il paese in una scatola”, realizzato dal regista romano Michele Citoni è il primo evento di “Un paese ci vuole. Territori fotografici”, incontro tra le comunità di Luzzara e Lacedonia. Una tre giorni di proiezioni, itinerari fotografici e approfondimenti promossi da Fondazione Un Paese dove al centro saranno la fotografia e il concetto di paese.
Una bellissima collezione di immagini rimasta in una scatola per sessant’anni lega Frank Cancian, anziano fotografo e professore in pensione di antropologia, statunitense di origine veneta, agli abitanti del piccolo paese irpino di Lacedonia. Con il casuale ritrovamento delle 1801 fotografie scattate nel 1957 dal giovane Cancian in quel borgo rurale in cui era capitato quasi per caso, la storia riprende lì dove si era interrotta sessant’anni prima. E il filo dei ricordi si riannoda alle persone e ai luoghi, trascinando con sé alcune riflessioni essenziali sul modo in cui la fotografia possa farsi sguardo etnografico sulle piccole comunità. Il documentario, premiato in molti festival internazionali, è stato prodotto per il Mavi in coproduzione con la Pro Loco “Gino Chicone”, l’associazione LaPilart e il Comune di Lacedonia.
Le 1801 foto in bianco e nero di Cancian custodite dal Mavi rappresentano uno straordinario ritratto etnografico di una comunità rurale del Sud realizzato per immagini, richiamando il noto lavoro svolto dal fotografo americano Paul Strand insieme a Cesare Zavattini a Luzzara solo alcuni anni prima, nel 1953. L’ingresso è gratuito: info e prenotazioni al Centro Culturale Zavattini, tel. 0522/977612 o info@fondazioneunpaese.org. Data la capienza limitata, verrà seguito l’ordine cronologico delle prenotazioni. Per accedere all’evento è necessario essere in possesso del Green Pass.
Venerdì sera (ore 21.30) sempre al Sociale va in scena “Jazz Stories- Il Trombonista Innamorato e altre storie jazz di Aldo Gianolio. Si tratta di un reading concerto con letture di Marco Raffaini, musiche di Vi. Ci. Gi Trio con Aldo Gianolio (drums), Simone Valla (sax), antonio Cerullo (contrabbasso”. Sono quaranta ritratti di jazzisti più o meno eminenti (in ordine alfabetico, da Cannoball Adderley a Lester Young), tutti invariabilmente “personaggi”. Il criterio del ritratto, però, è posto e insieme smentito dalla cornice del libro, la quale attribuisce ciascuno dei brani al musicologo John Ferro, assai competente, ma anche molto bastian contrario: “Il più delle volte sembrava gli importasse soprattutto calunniare i colleghi, convinto che nessun critico di jazz, tranne lui, avesse mai capito qualcosa”.
Dunque queste storie sono da prendere come si suol dire con le molle, e sono infatti strampalatissime. Gianolio evita l’appiombo della clausola e la conclusione della tranche; spesso le sue storie terminano con una ripresa “incongrua”, una sfiammata in coda, a rilanciare “in avanti”, però poi per spegnersi subito lì. In termini jazzistici, un vamp. In termini retorici, un’epanalessi sistematizzata e iperbolizzata.
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