Le magiche doti di Mario Brunello alla Corte Ospitale
Il talentuoso violoncellista ha eseguito musiche di Bach e del polacco Weinberg trasmettendo il suo sentire con lo strumento e le parole
CASTELNOVO MONTI. Un’emozione senza pari ha trasmesso il recital di Mario Brunello all’Ospitale di Rubiera a ideale conclusione del ricco Festival “Note oltre i confini” organizzato dagli Amici del Quartetto “Borciani” che attraversava il territorio delle province di Reggio e Modena, con un’ottantina di appuntamenti da giugno a settembre tra musica, lezioni - concerto, riflessioni storiche e filosofiche legate ai a temi musicali o al territorio.
Brunello ha presentato due composizioni in rappresentanza dei mondi che in questi anni continua a perlustrare: il Bach violinistico eseguito sul violoncello piccolo e una composizione di uno dei tanti musicisti meno frequentati del ‘900: il polacco Mieczysław Weinberg del quale ha interpretato la Sonata n. 2 introdotta da un coinvolgente racconto inerente alla terribile storia dell’autore un ebreo perseguitato dai nazisti.
Così ci ha fatti entrare in un clima di alta tensione drammatica poi espressa da un’esecuzione tesa vibrante che ha consegnato al pubblico nel segno di una vividezza e incisività tali da far apparire quella musica stessa, familiare tanto è entrata nella pelle di chi ascoltava. A seguire la riflessione su Bach racchiudeva la motivazione per cui sente l’esigenza di perlustrare, accanto alle Suite canoniche per violoncello solo, anche le sue Sonate e le Partite per violino. «Il mio approccio a questi capolavori con il violoncello piccolo consente di scoprire un lato nascosto della sua produzione geniale, la classica altra faccia della luna».
Poi ha attaccato la Partita n.2 tessendo trame complesse con una modalità d’approccio impressionante per forza e carica espressiva al limite della spregiudicatezza; alla fine la Ciaccona risultava semplicemente splendente per la ricca gamma di gradazioni espressive.
Non c’è niente da fare. Brunello ha l’incredibile, forse magica dote, di riuscire a trasmettere tutto quello che sente e vuole dire sia con lo strumento ma anche a parole. A ulteriore prova di questo al termine dell’altro bel concerto dell’eccellente Quartetto Lyskamm - con Haydn Quartetto op. 77 n. 2 e Mendelssohn Quartetto op. 44 n.3 – ha confessato tutta la sua ammirazione nei confronti del quartetto d’archi ricordando il legame con il Quartetto Italiano in quanto suona il violoncello “Maggini” appartenuto a Franco Rossi.
«Come si fa a non amare la forma di quartetto? Esso rappresenta il paradigma della società ideale e democratica – diceva Luciano Berio – perché ti obbliga in nome di un lavoro comune a fare un passo indietro. I politici che parlano alla televisione e coloro che conducono le vari talk show – concludeva – dovrebbero ascoltare prima di parlare almeno otto battute di un quartetto... sarebbe tutto diverso!».
G.B.
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