Marco Emilio Lepido finalmente la sua statua ha trovato un autore
Il professor Alberto Cadoppi ha individuato lo scultore che la realizzò L’opera venne completata nel 1775 dal bolognese Petronio Tadolini
LA SCOPERTA
Una statua “in cerca d’autore”. E non è certo una statua qualsiasi. Il console romano Marco Emilio Lepido, come tutti sanno, fu il fondatore della via Emilia (187 a.C.) e di Reggio, e chi entra nel municipio si trova immediatamente di fronte l’imponente statua a lui dedicata. Nel novembre 2017, quando si celebravano varie ricorrenze relative alla fondazione della via Emilia, di Parma, di Modena e di Reggio, si collocò in Piazza del Monte una replica della statua fatta con stampanti 3D, colorata di blu, e con un braccio bianco che indicava la strada dei Musei Civici, dove si inaugurava la mostra “On The Road”. In quell’occasione si tornò a parlare in città di Marco Emilio Lepido, e del monumento a lui dedicato. La grande statua del municipio è di ottima fattura; è in gesso, ma è dipinta in modo tale da sembrare in bronzo. È inserita in una finta nicchia dipinta con notevole tecnica illusionistica.
Si parlò allora, nella stampa reggiana, di “giallo” sull’attribuzione della statua, per la mancanza di documenti relativi alla sua committenza. Anche i più importanti studi dedicati alla storia del palazzo del Comune di Reggio nulla dicevano sulla statua e sul suo possibile autore. L’ex direttrice dei Musei Elisabetta Farioli evidenziò questa carenza di notizie e ipotizzò un’attribuzione allo scultore francese Antonio Bertrand, che attorno al 1797 insegnava presso la scuola di Belle Arti reggiana, fondata in quel periodo. Ma si trattava di un’attribuzione che la stessa Farioli riteneva piuttosto dubbia.
Oggi finalmente il “giallo” è stato risolto da Alberto Cadoppi, studioso reggiano già noto per altre rilevanti scoperte d’archivio sulla storia della nostra città. Il professor Cadoppi ha scovato in una semisconosciuta cronaca manoscritta settecentesca di Reggio (conservata nell’Archivio di Stato di Modena) una prima traccia; da lì è partito alla ricerca di altri documenti d’archivio (fra cui alcune probanti ricevute di pagamento), che hanno inconfutabilmente confermato la soluzione del “giallo”: la statua fu realizzata nell’estate 1775 da Petronio Tadolini, uno scultore bolognese di fama, accademico clementino, e autore di numerosissime statue reperibili ancor oggi in palazzi e chiese sia nel Bolognese che in Romagna. A Reggio, il Tadolini fece anche quattro statue rappresentanti eroine bibliche, ancor oggi conservate agli angoli della Cappella Rangoni in Cattedrale.
Il Tadolini fu chiamato a Reggio dall’architetto del Comune Lodovico Bolognini, che in quegli anni progettò e diresse la ristrutturazione di gran parte degli edifici pubblici che davano su Piazza del Duomo, e realizzò quella che oggi chiamiamo “Sala del Tricolore”. La grande statua del Lepido si riteneva fino ad oggi, pur con qualche dubbio, opera di uno scultore quasi sconosciuto. L’attribuzione al Tadolini, scultore noto e studiato dagli storici dell’arte, ridà lustro al tributo dei reggiani al suo fondatore.
Cadoppi ha dedicato alla sua scoperta un saggio, in cui svela ulteriori interessanti dettagli sulla storia della statua e sui protagonisti di quegli avvenimenti, individuando fra l’altro il famoso pittore che realizzò la finta nicchia ad illusionismo retrostante al monumento. Chi vuole saperne di più potrà leggere il saggio su “Reggio Storia”, il cui nuovo numero sarà a breve nelle edicole.
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