La magia creativa di Papaioannou al Municipale di Reggio Emilia
Festival Aperto: il coreografo greco fino domenica al Valli con la sua ultima performance su musica di Vivaldi
REGGIO EMILIA. Sicuramente oggi è il più potente creatore di un linguaggio scenico che intreccia corpo e arte visiva. Si tratta del coreografo greco Dimitris Papaioannou che torna al Festival Aperto con “Transverse Orientation”, la sua ultima creazione, presentata in anteprima mondiale alla Biennale della Danza di Lione.
In questo lavoro (al Valli venerdì 1° ottobre alle 20.30, sabato 2 ottobre alle 14 e alle 20.30, domenica 3 ottobre alle 16) che si ispira, a partire dal titolo, a una teoria scientifica che spiegherebbe l’attrazione delle falene per le fonti di luce, otto magnifici interpreti, avvolti dalla musica di Vivaldi, portano in scena pura poesia, attraversata da movimenti ipnotici.
Impossibile raccontare il viaggio tra antichità e modernità, tra permanenza e transitorietà che l’artista greco propone e che il New York Times definisce come “Un lungo atto di magia artistica”.
Al centro dell’opera, la metamorfosi e il mito del Minotauro, il mostro ucciso da Teseo.
L’omicidio diviene qui la metafora del giovane che vuole uccidere il vecchio, per prenderne il posto e creare un mondo nuovo.
Un sogno ad occhi aperti tra bellezza e sublime mostruosità.
Teseo ucciderà la bestia terribile e Papaioannou sublima inferi e cieli: seduzioni inconfessabili, fusioni tra uomini e tori, passione e repulsione.
L'acqua invade lo spazio, la terra trema. Tra materialità e spiritualità, mascolinità e femminilità, umanità e animalità si sviluppa una sfumatura del corpo umano, senza mai rinnegare il fascino degli estremi, dalla statuarietà greca a Magritte, da Botticelli a Dalì.
Più di 500cento artisti e ballerini provenienti da tutto il mondo hanno fatto il provino nella primavera del 2019 per questa creazione.
I prescelti hanno iniziato le prove con Dimitris Papaioannou nel gennaio 2020 e sono stati costretti a interrompersi improvvisamente nel marzo 2020 a causa del lockdown.
«I miei lavori si evolvono durante le prove, non sono composti prima. Preparo il materiale solo per avviare il processo e la maggior parte delle volte lo butto via. Ho deciso di non sapere in anticipo quale sarà il risultato, di fidarmi del processo – ha affermato l’artista in merito a come lavora –. Alla fine, se sono fortunato, il lavoro si rivela, e cerco di capirlo, di perfezionarlo. Mi riservo il diritto di cambiare tutto all'ultimo momento. Ecco perché è difficile per me parlare di qualcosa prima che sia effettivamente giunto a compimento. A che servono i piani e le pretese? L'arte è prassi. Se ne parlo, ingannerò solo o tradirò il lavoro».
Il corpo umano - forte e bellissimo ma anche curioso e indagatore - è al centro della ricerca di Dimitris Papaioannou che al Festival Aperto è stato già acclamato ospite negli anni passati con Ink e con il site specific Sisyphus /Trans /Form negli spazi della Collezione Maramotti.
Con riferimenti costanti ai principali temi della storia dell’arte e della mitologia greca, Papaioannou affronta le grandi questioni della vita, esprimendo ammirazione e compassione per quegli archetipi che hanno impostato il corso della storia e dato agli umani una direzione, e con cui fa simbolicamente i conti.
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