Guido da Castello che accolse Dante
Un incontro sul rapporto tra il reggiano e il sommo poeta oggi alle 17.30 nella chiesa di San Giovanni Evangelista
REGGIO EMILIA. Continuano le celebrazioni dantesche con un incontro su Guido da Castello e il suo rapporto con Dante e le sue opere (Convivio e Divina Commedia) a cura di Associazione Scrittori Reggiani e Società Dante Alighieri. «Penso che, anche in virtù di questa testimonianza, Reggio possa essere considerata città dantesca – afferma Clementina Santi, che fa parte dell’associazione –. Accanto alle altre ragioni (Pietra di Bismantova e Liber Figurarum di Gioachino da Fiore), proponiamo una Lectura Danti, cioè lettura di passi delle opere di Dante in cui si cita Guido da Castello proprio nei luoghi in cui Dante “fu accolto e onorato nella casa reggiana”, anche per riportare i versi e le parole di Dante nei luoghi che li hanno generati».
L’appuntamento è per oggi alle 17.30 nella chiesa di san Giovanni Evangelista, accanto alla casa di Guido da Castello, nella piazzetta che si apre dietro la gelateria K2. L’evento vedrà la partecipazione di Faustino Stigliani (voce) e della violoncellista dell’Istituto Peri Margherita Curti, con introduzioni e commenti di Clementina Santi, Giovanna Iori e Giuseppe Ligabue, e rientra della rassegna promossa dal Comune “Reggio città Dantesca”.
Guido da Castello è citato nella Divina Commedia (Purgatorio, Canto XVI): «Ben v’en tre vecchi ancora in cui rampogna l’antica età la nova... Currado da Palazzo, il buon Gherardo e Guido da Castel, che me si noma, francescamente, il semplice lombardo». Nel Convivio, Dante lo definisce «Guido da Castello di Reggio».
Figura di estremo interesse, dice Clementina Santi «a proposito del quale Benvenuto da Imola, nel suo amplissimo “Commento della Commedia 1376”, riferisce che “Fu uomo saggio e leale, di retti consigli, amato e onorato perché serviva con zelo lo stato (la cosa pubblica/ le istituzioni cittadine) e difendeva (e proteggeva) la patria, nonostante allora altri fossero più potenti in quella città. Fu liberale: e della sua liberalità il nostro poeta ebbe esperienza una volta, accolto e onorato da lui nella sua casa”. Guido – continua a citare Santi – “fu anche un piacevole poeta, compositore di versi in volgare, come ben si vede in certi suoi componimenti. Questo sostengono alcuni, perché intorno alla sua nobiltà crebbe in Francia una fama tanto grande che veniva chiamato il semplice Lombardo; ma dire questo è dire una cosa senza senso (inutile), anzi devi sapere che i Francesi chiamano Lombardi tutti gli Italiani e li reputano molto astuti (poco onesti); pertanto fa bene a dire che giustamente alla maniera francese veniva chiamato “semplice” lombardo, (cioè leale)”». Uomo di pensiero, saggio, prudente e di tale autorevolezza da essere riconosciuto uomo superpartes, Guido da Castello fu accolto a Verona dagli Scaligeri non tanto come esule in cerca di ospitalità, ma per i suoi meriti ragguardevoli e addirittura straordinari di rettitudine e buon consiglio. È possibile che Dante lo abbia incontrato proprio alla mensa di Cangrande, stringendo con lui rapporti di cordiale stima. La tradizione vuole che nel 1306, in seguito alla caduta di Bologna nelle mani della fazione dei Neri, Dante abbia trovato un primo rifugio presso Guido da Castello a Reggio (liberatasi nel frattempo dal giogo Estense) e da qui, con il suo aiuto, abbia poi raggiunto l’amico di un tempo, Cino, a Pistoia. Guido verosimilmente era nato intorno all’anno 1235 e visse fino al 1315.
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