Gazzetta di Reggio

i figli d’arte crescono 

Anche le figlie di Zucchero e Bollani seguono le orme musicali dei genitori

Luca Trambusti
Anche le figlie di Zucchero e Bollani seguono le orme musicali dei genitori

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Luca Trambusti

Matteo Bocelli non è il primo e non sarà l’ultimo figlio d’arte che si affaccia sulla scena seguendo le orme genitoriali. Già Bach discendeva da una famiglia di musicisti (non certo del suo calibro).

Quindi Matteo, che segue le orme paterne del bel canto, è in buona compagnia. Insieme a lui, sempre in Toscana, sta crescendo la notorietà di Frida Bollani, figlia del pianista compositore Stefano e della cantante Petra Magoni.

Per lei un doppio patrimonio artistico a cui attingere.

In passato anche la figlia di Zucchero, Irene Fornaciari, si era affacciata alle scene e con la sua voce “nera” era salita sul palco del Festival di Sanremo. Ben consolidata è la tradizione di famiglia nel mondo del liscio. Dopo la fondazione dell’orchestra da parte di zio Secondo Casadei, il nipote Raoul prese in mano l’orchestra e la portò agli alti livelli nobilitando il liscio.

Al suo ritiro (Raoul è poi scomparso lo scorso marzo) la conduzione del complesso passò al figlio Mirko, il quale ha fatto fare un ulteriore salto (verso la modernità) alla musica romagnola famosa nel mondo. Su tutte le discendenze italiane c’è però quella dei De André. Cristiano tiene viva l’opera del padre rileggendone i brani oltre che avere una sua vena compositiva. Personaggio di rilievo, che ha seguito il genitore sin da ragazzino sul palco in veste di polistrumentista, Cristiano ha anche mal vissuto la grandezza paterna. Qualche anno fa fece l’apparizione sulle scene anche Luvi, l’ultima figlia di Fabrizio (la madre è Dori Ghezzi a sua volta cantante). Fu un breve episodio.

Anche oltre confine parecchi sono gli esempi di figli d’arte che si cimentano nel campo della musica. L’ultimo è Noah Yorke, figlio di Thom Yorke, il frontman dei Radiohead.

Il “giovane rampollo” ha pubblicato in questi giorni il singolo “Trying Too Hard (Lullaby)” che è un esordio “relativo”. Infatti Noah nel 2020 aveva realizzato un disco, L.E.T.H.A.L., ma con lo pseudonimo Alec Owen. Ben più consolidate le carriere di altri illustri figli d’arte. Julian e Sean di cognome fanno Lennon (il primo figlio di Cynthia, il secondo di Yoko Ono). Un nome ingombrante che i due ragazzi hanno saputo tenere alto. Certo confrontarsi con tale padre è opera assai ardua.

Dura anche per Jackob Dylan che non pubblica a suo nome ma come leader della band Wallflowers, un progetto rock molto interessante.

Sempre in ambito rock anche Jason Bonham ha seguito le orme del defunto padre John, potente batterista dei Led Zeppelin. Per lui tantissime collaborazioni di lusso dietro i tamburi anche nella reunion live degli Zep nel dicembre 2007 alla O2 Arena di Londra. Spostandosi sul pop fortunata è stata la carriera di Enrique Iglesias, figlio del bel Julio. Se il padre si muoveva sulla melodia, il figlio ha preferito il ritmo e lo scintillante pop… gli è andata bene.

Difficilmente avrà ereditato il pubblico paterno. Tanti figli per Bob Marley, molti dei quali a seguire le orme e i ritmi paterni sino quasi a perderne la geografia musical/familiare (che include anche le mogli). Pure la dinastia Sinatra è proseguita con due dei tre figli: Frank Jr e Nancy ricordata soprattutto per “These Boots Are Made for Walkin'” (1965).

Anche Lisa Marie la figlia di Elvis Presley ha seguito le tracce paterne (con diverso stile e fortuna). Altra famosa figlia d’arte è Norah Jones, raffinata jazzista pop: il padre era Ravi Shankar il più famoso suonatore di sitar al mondo, docente di Harrison. Anche tra i Beatles c’è un figlio d’arte: Zak Starkey, batterista come papà Ringo (ha suonato con gli Oasis e ora con gli Who).

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