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L’anteprima 

Vasco: «Siamo qui a cantare il mondo ma questi non sono i tempi che vorrei»

Andrea Manini
Vasco: «Siamo qui a cantare il mondo ma questi non sono i tempi che vorrei»

Domani esce il singolo del rocker che dà il titolo all’album Dieci “scatti” musicali: dall’amore senza frontiere ai no vax 

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Andrea Manini

MILANO. «Io senza la musica e i concerti dal vivo non sono niente… l’ho capito molto bene durante questi due anni in cui, confesso, ho rischiato di andare in crisi…Ho provato ad andare a cavallo, andare per campi da golf…Ma non se ne parla… senza l’appuntamento con il palco, i miei concerti, la musica, è stata davvero dura. Ora finalmente ci siamo e allora ecco le mie nuove canzoni».

Comincia da qui Vasco Rossi nel raccontare il suo doppio ritorno: con un album con dieci brani inediti e un tour dal 22 maggio. In cui promette «di girare L’Italia da nord a sud e viceversa: verrò a suonare a casa di tutti…». Sorridente, ironico come di consueto e senza alcun timore di dire come la pensa su quello che vede nel mondo in cui viviamo, il rocker di Zocca ha presentato l’album “Siamo qui” a Milano in una sala stampa gremita all’inverosimile di giornalisti pronti a tastare il polso e gli umori della rock star numero 1 in Italia

E lui non si è risparmiato iniziando proprio dal suo album “Siamo qui” che lo vede vestire i panni di un “fotografo”, che in dieci scatti musicali, racconta situazioni e storie che si calano nella realtà dei nostri tempi, raccontandola non senza amarezza e anche delusione. «Non posso nascondere di essere deluso dal mondo di oggi, non è certo questo il migliore dei mondi possibili. Ma è quello che c’è e quindi sta a noi viverlo, combattere, senza paura di sbagliare imparando dai nostri errori. E se sono ancora vivo io c’è speranza per tutti…»

Vasco descrive il suo diciottesimo album da studio come «un disco rock in cui propongo la mia parte “heavy” con gli arrangiamenti di Vince Pastano, mentre la parte delle ballate sono curate dal maestro “ec-Celso” Valli. Un album suonato come si faceva una volta voce, basso, chitarra, tastiere e batteria. E il più delle volte in presa diretta da buona la prima. Confesso che ho provato a usare alcuni di quei moderni marchingegni che vanno per la maggiore oggi. Tipo l’audio tune, ma mi hanno detto che sono troppo intonato e a me non serve…Ma per me contano soprattutto le parole, le cose che ho da dire, di quello che vedo è che vivo. Lo racconto con poche sentite frasi, in direzione ostinata e contraria… Oggi funzionano testi pieni di parole io cerco di usarne sempre meno, ma uso quelle giuste per far pensare...».

“Siamo qui” si lega idealmente a “Siamo solo noi”, e “Siamo soli”: «Il filo rosso è quel “Siamo” – spiega Vasco – da sempre canto quello che sento e ho capito che quasi sempre è quello che vivono tutti, e questo è consolatorio. E poi c’è quel “pieni di guai”, condizione che il Covid ha aggravato. Ho iniziato cantando “voglio una vita spericolata, piena di guai”. Poi quei guai sono arrivati e di tutti i tipi. Il problema è che li devi affrontare da solo e se ti accorgi che ce li hanno anche gli altri ti fa sentire meno solo, la condivisione poi aiuta» .

E al “qui” Vasco trova l’uomo di oggi imprigionato nel voler apparire, quello che non è. «Ci nascondiamo, dentro a quello che abbiamo, impegnati a far intendere di essere sulla base di quello che usiamo. A difendere quello che abbiamo fatto anche se non sappiamo perché lo abbiamo fatto. Dimenticando chi siamo davvero...».

Il disco è decisamente rock, anche nelle ballate, scorre via in modo piacevole con arrangiamenti che lasciano giá pregustare le grandi potenzialità che questi brani potranno avere durante le esecuzioni live. Tre i pezzi che stimolano le domande. Il pezzo iniziale si intitola “XI comandamento” presentato come pezzo fantapolitico apocalittico, ma che in realtà oggi pare cucito sul tema dei no vax. Recita infatti «Non puoi discutere con l’ignoranza, conviene arrendersi ad oltranza».

«Il mio è un ragionamento generale sul tema dell’ignoranza – spiega Vasco – ma è sotto gli occhi di tutti che c’è una valanga di ignoranza che rischia di travolgerci». Da qui la visione ironica di un Vasco Rossi che in stile Jannacci, dice: «conviene arrendersi all’evidenza non puoi discuterci con l’ignoranza, purtroppo l’ho capito bene. Io pensavo davvero che si potesse spiegare a uno che si sbaglia se non la pensa come te. Non è possibile, loro sono convinti di quello che dicono e continuano per quella strada, anche di fronte all’evidenza. Io con l’ignoranza non ci discuto più è inutile. E allora avanza il popolo e... i populismi, le fake news e chi semina odio fomentando le divisioni per qualche voto e un po’ di consenso in più, da loro ci aspettiamo l’undicesimo comandamento...».

E sollecitato su quale potrebbe essere ha aggiunto: «Indubbio che ci sia una destra molto estremista, per me è giusto che ci sia la destra, ma non deve essere pericolosa come quella che sembra ci sia all'orizzonte». Nessun riferimento diretto, ma non nega che «anche i toni di Meloni e Salvini sono toni divisivi, che creano solo odio per avere dei consensi». Ma c’è spazio anche per il tema dell’amore, un amore che mai come in questa società è diventato fluido. «Mi sono divertito a giocare sul tema. Io sia chiaro: sono per la massima libertà, si può amare chi si vuole. Di qualunque sesso. Ciò che conta è l’amore, ma io sono preistorico... attorno a questo amore ci deve essere un progetto di vita insieme da difendere e portare avanti fino in fondo. Purtroppo oggi sempre più di frequente l’amore diventa come quello che canto in “Patto con Riscatto”, dove ci si innamora di una persona e poi la si cambia alla prima occasione. Come quando uno compra un’auto, poi ne vede una che gli pare più bella e la riscatta. Non dovrebbe essere così». Insomma un Vasco che sembra quasi indicare la rotta, ma lui respinge questa definizione. «Non ero cattivo maestro prima, non sono un buon maestro ora. Non dite che siamo noi musicisti a influenzare gli ascoltatori, soprattutto i giovani. Noi, e parlo soprattutto del mio caso, ci limitiamo a raccontare quello che vediamo, in questo momento. Chi influenza sono i media, le campagne che spingono verso un determinato prodotto, i social...».

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