Gazzetta di Reggio

Arte e natura 

Oltre 48mila capsule di caffè per il murale “Progetto Follia”

Cristina Fabbri
Oltre 48mila capsule di caffè per il murale “Progetto Follia”

Katia Benassi ha trasformato il muro della sede dell’azienda “Allodi Apicoltura” Ora il lavoro, composto da 13 pannelli, è in lizza per il Guinness World Records

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Cristina Fabbri

CAVRIAGO. Tredici pannelli, oltre 48mila capsule in oltre cinquanta differenti colori, cinque chilometri di filo di metallo per eseguire la “tessitura” e soprattutto tanta pazienza e costanza.

Katja Benassi ha dato vita in neanche un anno di tempo a un originalissimo murale dal titolo “Progetto follia”, perché un po’ la sua idea «è folle», ammette pure lei.

Ha trasformato il muro della sede della “Allodi Apicoltura” di Cavriago, azienda della sua famiglia, in un muro coloratissimo e lo ha fatto recuperando capsule del caffè grazie al passaparola. Ora ogni giorno tanta gente, e non potrebbe essere diversamente, si ferma a guardare la sua opera che, di certo, non può passare inosservata.

Andiamo per ordine. Com’è nata l’idea del murale?

«Appena visto il muro di cinta del nuovo laboratorio, in famiglia, abbiamo subito pensato che sarebbe stato adatto per un murale ma, trovandosi in centro storico a Cavriago, c’erano dei vincoli che potevano essere superati solo realizzandolo asportabile, ad esempio su pannelli di legno. Con queste premesse, il progetto fu accantonato in attesa di tempi migliori. Poi un giorno mi è balenata questa idea: perché non farlo con le capsule del caffè? E così è stato. Avevo già realizzato altre cose, tra cui una tenda, e avevo trovato le capsule facili da lavorare. Poi ho constatato la loro resistenza agli eventi atmosferici. Vi lascio solo immaginare i commenti quando ho proposto questa intenzione. Da qui il nome: “Progetto Follia”. Ho fatto due calcoli e, approssimativamente, sarebbero in effetti servite oltre 40mila capsule: avrei impiegato più di un lustro prima di vederlo realizzato. Mi ero un po’ demoralizzata».

Poi come ha fatto? Perché è tornata all’idea originale?

«L’idea non abbandonava la mia mente e ho iniziato a spargere la voce ad amici, colleghi, clienti e conoscenti perché conservassero le capsule. Ora ringrazio tutti: senza il loro aiuto non ce l’avrei mai fatta. Nel frattempo, ho iniziato a realizzare le tavole dei vari pannelli».

La sua opera però vuole anche trasmettere un messaggio importante a chi la osserva... mom è solo bella da vedere.

«Occupandoci di apicoltura, in rtealtà, il soggetto non poteva che essere quello di porre l’attenzione sul mondo delle api, degli altri insetti impollinatori e in generale sul rispetto della natura. Stiamo già toccando da anni con mano gli effetti dei cambiamenti climatici e non ci rimane molto tempo per porre rimedio».

In particolare i vari pannelli cosa rappresentano?

«I primi pannelli sono colorati e rappresentano la bellezza della terra con la sua infinita biodiversità. Gli ultimi, invece, sono quasi senza colori e non a caso. Volevo che evocassero tristezza e mestizia come quello ispirato dalla vicinanza del Cimitero Napolenico col quale in effetti confiniamo: un monito per riflettere sui nostri comportamenti. Forse nel nostro piccolo possiamo fare poco, ma anche “poco” è sempre più di “nulla”. Un po’ di buon senso e il rispetto per ciò che è di tutti, che non vuol dire di “nessuno” ma vuol dire “anche mio”, sarebbero sufficienti per vivere in un mondo più sano, più pulito e più bello».

Data l’originalità del suo progetto, ora potrebbe anche entrare nel Guinness…

«Vista la mole del progetto, ho presentato candidatura al Guinness World Records, che è stata accettata, e ora sono in attesa di inviare la documentazione per avere il loro responso».

La presentazione del Progetto Follia di Katja Benassi è avvenuta con successo nei giorni scorsi, come evento collaterale del ricco programma di “Cavriago Land Art” organizzato dall'associazione Gommapane Lab, che propone in paese proprio in questi giorni dieci installazioni in sei spazi pubblici del paese molto frequentati. Installazioni che vedono interagire arte e natura come un’opera collettiva condivisa».

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