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la donazione 

L’iconico “Seminatore” di Serafino Valla regalato alla Provincia e a Casa Cervi

Luigi Vinceti
L’iconico “Seminatore” di Serafino Valla regalato alla Provincia e a Casa Cervi

Le copie incorniciate sono state consegnate ieri dalla figlia Giuseppina. Intanto l’originale è esposto all’Expo a Dubai

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Luigi Vinceti

reggio emilia. L’arte pittorica reggiana sta “seminando” cultura anche nelle terre dei deserti arabi. Non a caso si chiama proprio “Il Seminatore” il quadro del luzzarese Serafino Valla che viene attualmente esposto a Dubai nell’ambito dell’Expo mondiale. Una vera e propria eccezione alla regola che stabiliva la presenza solo di opere di artisti viventi.

Valla, purtroppo, è scomparso a Reggiolo nel 2014, ma il commissario di “Pace e Amore” Giammarco Puntelli e le Commissioni internazionali lo hanno voluto ugualmente accogliere riconoscendolo come un simbolo che unisce l’operato di tutti i popoli, specie nel contesto attuale in cui il mondo sta entrando in un nuovo “futuro” dopo il periodo della pandemia.

Da ieri inoltre due stampe incorniciate dell’opera di Valla sono state donate dalla figlia del pittore, Giuseppina Valla, al Museo Cervi e alla Provincia. La breve ma significativa cerimonia di consegna è avvenuta alla presenza di tre signore: la vicepresidente della Provincia di Reggio, Ilenia Malavasi, la presidente dell’Istituto Alcide Cervi, Albertina Soliani, e Giuseppina Valla che è presidente dell’Associazione che si ispira a suo padre. L’opera di Valla era già stata mostrata al pubblico, dal 12 maggio al 29 luglio del 2018, nella mostra allestita al Museo Cervi, a Gattatico, dove era iniziato un lungo viaggio che l’ha portata in giro per il mondo.

“Il Seminatore” è stato dipinto nel 1979 e raffigura un uomo che compie il simbolico gesto del contadino che sta seminando e quindi prefigura nuova vita. Una “semina” intesa come “atto poetico”.

«Un significato importante – ha ammesso Ilenia Malavasi nel ringraziare Giuseppina Valla per il dono ricevuto dall’amministrazione provinciale – che contiene grandi valori. Un patrimonio di simboli di democrazia e libertà, perfettamente identitario del nostro territorio. Va quindi giustamente valorizzato insieme ad opere di altri artisti (a tal proposito ha citato Alfonso Borghi, ndr. che sono per questo nel cuore dei reggiani».

Sul gesto del “Seminatore” si è soffermata anche Albertina Soliani che ha evidenziato gli straordinari aspetti della donazione riallacciandoli al pensiero di Alcide Cervi per la “semina” di rapporti fra le persone: «Così si creano legami che sono uno dei valori fondamentali della nostra storia. L’arte in questo caso si pone al servizio della democrazia».

«La presenza di una sua opera all’Expo di Dubai – ha confessato infine Giuseppina Valla – era un sogno che mio padre cullava. Ora, purtroppo in sua assenza, quel sogno si realizza. Per l’associazione “Il Seminatore di Valla” di cui sono presidente si pone come un simbolo di rinascita sia fisica che spirituale. Il gesto del contadino che semina assume le caratteristiche dell’uomo universale. Ecco perché sono lieta di donare la stampa incorniciata dell’opera alla Provincia e, con grande riconoscenza, all’Istituto Cervi dove, con l’esposizione del 2018, ha iniziato il lungo viaggio che l’ha portata sino all’Expo. Proprio da questo quadro ha trovato ispirazione anche il catalogo “Pace e Amore” che raccoglie una collezione di quadri significativi. Un volume che ho già portato in dono alla moschea di Roma e al Senato per i valori che esprime».

Il quadro di Valla è stato inoltre mostrato al pubblico in occasione di mostre personali che si sono svolte a Ventimiglia (Giardini Hambury), alla Rocca di San Vitale di Fontanellato, a Fivizzano nell’ambito di una mostra di arte sacra, a Pontremoli in occasione del Premio Bancarella. Nel prossimo mese di novembre arriverà anche a Siena.

Il seminatore di Valla ha la testa china. Così come tutte le figure che popolano le sue opere, sia che suonino, remino o camminino imbracciando una falce. Il volto non c’è, o meglio non si vede, coperto da un cappello di paglia. «L’uomo col cappello – aveva svelato qualche anno fa Giuseppina Valla alla Gazzetta di Reggio – è mio padre, con tutte le sue problematiche. Le teste chine dei suoi quadri, diceva lui, sottolineano che l’uomo deve guardare in se stesso per avere le esatte proporzioni delle espressioni di tutto ciò che lo circonda». Come a dire che l’identità degli uomini, la loro essenza, non si misura con ciò che fanno per vivere (guidare un carro, tagliare legna, coltivare la terra, allevare pecore o mucche) ma con quello che hanno dentro.

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