Il filosofo Maurizio Ferraris oggi pomeriggio in ateneo
REGGIO EMILIA. La pandemia ha ulteriormente accresciuto la centralità del digitale, e del web in particolare, nella nostra vita. L’apparato della rete, con oltre 23 miliardi di dispositivi connessi, genera continuamente un’ enorme quantità di dati, documenti, comunicazioni, transizioni che diventano oggetti socialmente rilevanti. Talmente rilevanti da disegnare una profonda mutazione, una vera e propria rivoluzione che cambia la natura stessa della società e del vivere sociale. Una mutazione che è inevitabilmente accompagnata da interrogativi inquietanti, dalla “dittatura degli algoritmi“ alla “irreparabile perdita della privacy individuale” fino alla “tirannia dell’Intelligenza artificiale”. E se invece il tramonto della “produmanità” (un’umanità che ha nel produrre la sua ragione di essere) a favore di una “documanità” (un’umanità che produce documenti e demanda alle sole macchine la costruzione delle cose) fosse una felice evoluzione che apre prospettive di un vivere migliore e sostanzialmente più umano? È questa la tesi di “Documanità: Filosofia del Mondo Nuovo”, l’ultimo affascinante libro di Maurizio Ferraris (Edizioni Laterza 2021). E di questo parlerà il filosofo torinese, in dialogo con il professore Carlo Altini, direttore scientifico della Fondazione San Carlo di Modena e docente di Storia della Filosofia a Unimore, oggi alle 17.30 nell’Aula Magna Manodori dell’Università di Modena e Reggio in Viale Allegri per il secondo incontro dei Martedì della Luc, aperto a tutti previa prenotazione da inviare a info@liberauniversitacrostolo.it .
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