Gazzetta di Reggio

Galleria San Francesco 

“... A riveder le stelle” con le illustrazioni di Marina Cappello

“... A riveder le stelle” con le illustrazioni di Marina Cappello

La mostra allestita in via Bardi parte dal confinamento buio della pandemia per proporci un immaginario  che fa volare e accende il cuore

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REGGIO EMILIA. Alla Galleria San Francesco arte contemporanea in via Bardi, fino al 7 novembre è possibile visitare la mostra “… E uscimmo a Riveder le stelle” con opere di Maria Cappello e a cura di Michele Medici. La mostra si può visitare tutti i pomeriggi dalle 16 alle 19 esclusi lunedì e giovedì. Ingresso con Green Pass. La freschissima illustratrice Maria Cappello non appagata dagli slogan chiassosamente utilizzati nel periodo della pandemia, pone appassionate case - fungo su una fragile navicella in un mare increspato: viaggio verso futuri attracchi, al momento non visibili. Un cammino universale privo di una meta certa. Scrive di lei Michele Medici: «Maria Cappello ha pensato alla serie di opere “...E uscimmo a riveder le stelle”, durante il confinamento buio della pandemia. Un omaggio a Dante e un auspicio a riveder le stelle, appunto, quelle fioche luci lontane mentre l’Umanità era costretta nelle proprie case. La Cappello ha voluto e cercato, con la sua arte, di dare un senso a quella situazione assurda ed ha generato immagini liete... L’artista racconta la pandemia con leggerezza e pare abbia preso a prestito le parole di Calvino nelle Lezioni americane: “Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. La pittura e l’immaginario della Cappello accendono il cuore, fanno volare. La sua è pura accensione coloristica e non si può non pensare a Chagall; il segno invece è leggero ed evoca Mirò. Sembra che il motore di questa artista sia il desiderio, che nella sua etimologia latina de-sidera, significa sentire la mancanza delle stelle e quindi ricerca appassionata». «Ma la ricerca – prosegue Medici – è anche quella di migliori condizioni di vita, quella dei migranti, che la Cappello non ignora e che racconta con il suo tratto preciso e fine».

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