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l’intervista

Il conte Andrassy della nuova serie “Sissi” parla in... reggiano

Sandra Campanini
Il conte Andrassy della nuova serie “Sissi” parla in... reggiano

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Sandra Campanini

reggio emilia. A più di sessant’anni dall’uscita del primo film della celebre trilogia di Ernst Marischka, la storia di Sissi torna a occupare il piccolo schermo. Sono ben due i titoli che nei prossimi mesi racconteranno, in chiave più contemporanea, l’epopea dell’imperatrice d’Austria Elisabetta di Baviera ed entrambi hanno già trovato la loro collocazione in Italia.

Mediaset si è aggiudicata i diritti di Sissi (originale “Sisi”), serie evento tedesca presentata a Canneseries, l’evento dedicato alla serialità internazionale. Nei panni del conte Andrassy troviamo Giovanni Funiati, attore italo-francese di origine reggiana. Secondo la leggenda comune, il conte ebbe una storia d'amore di lunga durata con Sissi.

Partiamo dalle origini, qual è la sua formazione?

«Ho studiato quattro anni presso l’Accademia statale di musica e arte drammatica di Stoccarda, in Germania. Dopo la mia formazione attoriale ho lavorato un anno come membro fisso della compagnia statale di teatro di Stoccarda per poi decidere di continuare come libero professionista, cioè focalizzarmi sul cinema e fare un po’ di teatro ogni tanto da ospite. L’ultimo lavoro a cui ho partecipato si chiama ‘appunto ’Sisi’’una miniserie in sei puntate che parla della vita dell’imperatrice. La serie uscirà l’anno prossimo su Mediaset e io interpreto il duca Andrassy».

Italiano, francese, tedesco e inglese. Non è facile trovare un attore che abbia queste competenze linguistiche. Quale lingua predilige per recitare?

«In realtà credo che ogni lingua cambi un il mio modo di essere, dal timbro vocale, al modo di muoversi fino alle espressioni del viso. Ma ogni lingua rappresenta anche un’altra cultura, elemento che trovo molto stimolante. Penso in tre le lingue: italiano, francese o tedesco, cambio a seconda del tempo che trascorro in un posto. È interessante per me recitare in inglese perché essendo l’unica lingua alla quale non appartengo culturalmente non sento la pressione di dover essere perfetto. E quindi diciamo che sento di avere il “permesso” di sbagliare, fattore che rende più rilassante il tutto».

In Italia ha lavorato, all’inizio, su alcuni progetti come “Dentro di te c’è la terra”, “La rugiada di San Giovanni” o “L’ultima notte”. Ha qualche progetto futuro e con chi le piacerebbe lavorare?

«Al momento ci sono alcuni progetti italiani, non sicuri ancora e di cui non posso rivelare ancora nulla. Prossimo progetto certo, intanto, è la seconda stagione di Sisi che cominceremo a girare l’inizio dell’anno prossimo. Mi piacerebbe molto lavorare con Ferzan Ozpetek e con Paolo Sorrentino».

Che differenza c’è tra il modo di lavorare, sia al cinema che in teatro, in Italia rispetto al resto d’Europa?

«Penso che la differenza più grossa la si trova nel format. Una è l’interazione con il pubblico, dal vivo, l’altra più intima davanti alla telecamera. Il teatro ha bisogno di gesti e voce più amplificati per arrivare nell’ultimo angolo in fondo alla sala, la telecamera invece è l’esatto contrario. L’essenza invece rimane la stessa in entrambi. Avendo realizzato la maggior parte dei miei lavori in Germania non me la sento ancora di sbilanciarmi per quanto riguarda le differenze tra Italia, Germania, Francia ed Europa in generale. Anche se una piccola idea l’avrei. Mi sono posto però come obiettivo di lavorare di più in Italia e Francia. Vedremo come andrà e riparliamone tra qualche anno magari».

Quali sono i suoi modelli? Predilige cinema o teatro?

«Massimo Troisi e Daniel day-Lewis, mentre preferisco il cinema alternato con un po’ di teatro».

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