Dagli Eternals ai nostri Freaks l’umanità spera in robot e mostri
Il kolossal tutto italiano di Mainetti è una bella sorpresa, “Ron” è divertente e commovente
Fabio Canessa
REGGIO EMILIA. Ci salveranno le vecchie zie, scrisse Leo Longanesi. Il cinema contemporaneo spera invece che ci salvi l’intelligenza artificiale. Quei robot che, nei film degli anni Ottanta, erano rappresentati come una minaccia oggi sono diventati gli unici paladini capaci di sacrificarsi per salvare l’umanità: gli Eternals della Marvel e il Ron della Disney sono personaggi quasi cristologici, trasfigurati nel tripudio degli effetti speciali. E se non sono creature artificiali, gli eroi di oggi non possono che essere mostri, come la famiglia Addams e i Freaks di Mainetti. Se James Bond è morto, è anche perché non abbiamo più fiducia negli uomini.
ETERNALS
Di Chloé Zhao con Gemma Chan, Richard Madden, Kumail Nanjiani.
Sulle note di “Time” dei Pink Floyd si parte dal 5000 a. C. quando tra i sumeri arrivano gli Eterni, dieci supereroi che devono proteggere l’umanità dai Devianti, mostri famelici dall’aspetto preistorico. Ritroviamo i medesimi Eterni nella Londra di oggi: i Celestiali, immense divinità cosmiche, vogliono distruggere il nostro pianeta per generare uno di loro. Dubbi metafisici di opportunità trascendentali per la teologia della Marvel, che confeziona un kolossal ambizioso diretto dalla regista da Oscar di “Nomadland”. Troppo lungo e ridondante, ma di alta qualità spettacolare, il film si augura che i robot si affezionino agli uomini al punto da sacrificarsi per loro. Per il politicamente corretto tra gli eroi ci sono un nero gay e una sordomuta, si fa cenno all’inquinamento ambientale e, dopo i titoli di coda, due sequenze a sorpresa. Voto: 8
LA FAMIGLIA ADDAMS 2
Di Greg Tiernan.
Sarebbe bastato sviluppare le personalità irresistibili dei componenti della famiglia Addams per trarne un film spassoso. Invece il cartoon si complica la vita imbastendo una trama esile ed estranea allo spirito della serie, incentrata su uno scambio in culla secondo il quale la tetra bambina non sarebbe figlia di Gomez e Morticia. On the road scandito dalle varie tappe del viaggio familiare, dal Grand Canyon a Miami, il film non sfrutta le potenzialità dei personaggi (tranne un po’ lo zio Fester) né azzecca battute e gag (l’unica davvero divertente è quella alle cascate del Niagara). Notevolmente inferiore al primo episodio, è il tipico sequel di fattura professionale prodotto in automatico senza ispirazione e senza idee, che il doppiaggio cerca di vivacizzare con le voci italiane di Virginia Raffaele e Loredana Bertè. Purtroppo deluderà sia i grandi che i piccini. Voto: 6
FREAKS OUT
Di Gabriele Mainetti con Claudio Santamaria, Aurora Giovinazzo, Pietro Castellitto.
Che sorpresa, un kolossal tutto azione ed effetti speciali come quelli della Marvel ma italiano. Capace di fare invecchiare d’un colpo l’armamentario stantio delle nostre commediole ambientate in cucina. Un cocktail ben shakerato di Fellini e X-Men, “Bastardi senza gloria” e “L’armata Brancaleone”, “Roma città aperta” e “I soliti ignoti”, “Miracolo a Milano” e “Il mago di Oz”, diretto dal regista di “Lo chiamavano Jeeg Robot” con una sapienza tecnica prodigiosa: impaginato da una fotografia straordinaria, impreziosito da scenografie e costumi impeccabili, ritmato da un montaggio perfetto, rappresenta un cinema italiano che finalmente pensa in grande e si mostra all’altezza delle migliori produzioni straniere. Certo, la durata è eccessiva e i personaggi potevano essere caratterizzati un po’ meglio. Anche se non sarà tutto oro, luccica comunque molto. Voto: 8
RON UN AMICO
FUORI PROGRAMMA
Di Sarah Smith e Jean-Philippe Vine
Più totalizzante del cellulare e dei social, il Bebot è un robot che contiene tutte le estensioni possibili della rete, fino a diventare il compagno inseparabile di ogni ragazzo. Sarà Ron, un esemplare guasto della serie, a insegnare i valori dell’imperfezione, dell’anticonformismo e della diversità a un mondo omologato e disumano. Un cartoon intelligente, divertente e commovente, con il coraggio di metterci in guardia dai rischi di una società connessa. L’animazione non è raffinata come quella a cui ci abituato la Pixar, ma risulta incisiva la denuncia di una deriva esistenziale nella quale l’amicizia si identifica con il like sulla tastiera e delega le nostre vite agli algoritmi online. Un campanello d’allarme per le giovani generazioni: meglio smarrirsi nel bosco che diventare schiavi del più sfrenato consumismo capitalista. Ottimo il doppiaggio italiano di Lillo. Voto: 8
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