La grande danza si fa in tre sul palco della Fonderia
Doppio spettacolo stasera alle 19 e alle 21: apre Aterballetto con “Another Day”. A seguire la Compagnia Zappalà Danza e la DanceHaus Company
REGGIO EMILIA. Un’occasione per conoscere i linguaggi di tre affermate realtà del panorama nazionale per una serata oggi, 11 novembre 2021, alle 19 e alle 21 in Fonderia che riunisce tre Centri di produzione della danza italiani: Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto di Reggio Emilia, DanceHaus Company / DanceHauspiù di Milano e Scenario Pubblico/Compagnia Zappalà Danza di Catania. Apre Aterballetto con “Another Story” di Diego Tortelli che vuole raccontare la nuova storia del gesto più temuto e desiderato del 2020, colpito da un’epidemia globale: l’abbraccio.
Un gesto così semplice si è ora reinventato aggiungendo infinite declinazioni al suo più basilare significato, trasformandosi nel desiderio più nascosto e all’opposto in un atto quasi “terroristico”, non perdendo comunque il suo significato profondo di condivisione carnale effettiva. “Another story” (musica Spiritualized per la consulenza musicale di Federico Bigonzetti e luci di Carlo Cerri) diventa un abbraccio solitario, un abbraccio condiviso, un abbraccio violento, dolente, faticoso e anche desiderato, nascosto, intimo, idolatrato… l’unica previsione a cui non possiamo affidarci è come questo gesto semplice continuerà la sua mutazione; quello che il coreografo Diego Tortelli intende fare è scrivergli un’altra storia da sentire e osservare mutuamente tra performer e spettatore.
Continua la Compagnia Zappalà Danza in B Duet con i danzatori Fernando Roldan Ferrer e Joel Walsham che interpretano un passo a due su musiche di Brahms. Si tratta di un estratto da “Corpo a Corpo” del 2018, coreografie di Roberto Zappalà che indaga la violenza che i corpi subiscono e esprimono sin dall’inizio della vita, meditando attraverso le figure di Caino e Abele sul male e sulle lotte dell’umanità.
B Duet è la traccia centrale della creazione integrale che esprime contemporaneamente il conflitto e l’affetto che i due fratelli provano dopo le dichiarazioni di Dio e prima di arrivare alla rottura che coincide con il primo delitto dell’umanità e il primo lutto. In chiusura la DanceHaus Company, con i danzatori Gloria Ferrari e Giovanni Leone, direzione e coreografia di Erika Silgoner, interpretano “Golem - Amore sintetico” su musica originale di Samuel Puggioni. La parola “Golem” appare all’interno delle Sacre Scritture e significa “forma leggera”, materiale “crudo”.
È l’essere umano non finito di fronte agli occhi di Dio, è Adamo. Nell’ebraico moderno prende il significato di “muto” o “indifeso”. La coreografa Erika Silgoner affascinata da questa figura antropomorfa, rivisita il mito del per indagare i limiti esistenziali dell’uomo contemporaneo e le leggi che regolano la vita e l’amore. “Golem - Amore Sintetico” racconta la poetica di una relazione tra un uomo e la sua frustrazione antropomorfa, la distanza tra l’amore sognato e l’incapacità di concretizzarlo. Il racconto vuole essere un paradosso: l’amore tra un uomo e un essere irreale. In una solitudine claustrofobica rimane il desiderio di possesso, il desiderio di bellezza e il suo immaginario, il desiderio di amore, non più autentico ma sintetico. Un amore che violentemente vuole rappresentare la distanza che l’uomo stesso vuole prendere dalle emozioni reali, come a volersi preservare dal dolore e da un nuovo fallimento.
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