La star del rock Than Bui apre in Vietnam una scuola ispirata a Reggio Children
L’artista è ora in città per intrecciare nuovi rapporti: «Tutti i bambini hanno il diritto di coltivare la propria creatività»
REGGIO EMILIA. Un amore pieno e incondizionato è quello di Thanh Bui, star del rock vietnamita, prova per il Reggio Emilia Approach, tanto che oltre ad aver fondato e aperto, secondo quel modello, un scuola nido e scuola dell’infanzia per bambini tra i 2 e i 6 anni a Ho Chi Minh City sta spingendo con il ministero dell’Educazione per incrementare il progetto e per questo motivo nei giorni scorsi è stato nella nostra città.
Figlio di profughi fuggiti dal Vietnam in Australia negli anni Ottanta, la passione per la musica lo ha portato a diventare uno dei cantanti più conosciuti ed apprezzati in Asia, dove è ritornato da alcuni anni per aprire una scuola di musica. Il suo impero si è allargato a locali con musica dal vivo, una stazione televisiva, impianti di produzione televisiva, un’etichetta discografica. Lo abbiamo incontrato al Malaguzzi. Sorridente, comunicativo, è sostenuto da una determinazione che gli trasmette un incontenibile entusiasmo.
«Qualche anno fa – ci racconta Thanh Bui – accompagnato dal console generale d'Italia a Ho Chi Minh City, la reggiana Carlotta Colli, ho visitato le scuole reggiane e mi è nato subito un interesse grandissimo. Voglio restituire quella energia che mi è servita per essere me stesso. Mi sento onorato per aver creato un rapporto stretto con questo luogo (indica il Centro Malaguzzi) e Reggio Emilia Approach che mi permette di porre un argine al nostro sistema educativo vecchio e retrivo. In piedi dal 1975 è a senso unico con gli insegnanti che in quanto unici detentori del sapere, hanno il pieno controllo di una situazione ben salda ma posta su un unico binario che tutti devono percorrere senza fare le domande minacciati dalla facile punizione. Quando mi è capitata l’occasione di conoscere il modello reggiano, che non poteva essere più diverso, ho capito che nei bambini in quanto detentori dei “100 linguaggi” si deve coltivare ed esaltare la curiosità creativa. Ma occorre affermare un modello educativo che passi attraverso i loro occhi e non di quelli degli adulti».
L’obiettivo di Thanh Bui non è quello di ispirarsi alla nostre scuole e poi adattare un modello sull’altro, ma di impiantare in Vietnam l’insegnamento di Malaguzzi in modo totalizzante in ogni aspetto. «Così sono partito già dall’edificio scolastico: ne avevo uno dell’800 francese che ho fatto riconvertire e ho chiesto a un architetto che ha collaborato con Reggio Children di progettare gli interni secondo quell’idea. Inoltre adesso che la scuola è funzionante (doveva aprire nel periodo del lockdown) desidero che gli insegnanti abbiano accesso all’esperienza con corsi di formazione e aggiornamento».
Quanto Thanh Bui desidera è stato compreso tanto è vero che diverso personale reggiano in questi anni ha effettuato in loco la preparazione degli insegnanti vietnamiti arrivando fino al ministero Educazione con il quale si è avviata una stratta collaborazione per far in modo che sia il Reggio Emilia Approach a scrivere le linee guida del progetto pedagogico vietnamita. «Punto di partenza è la creatività. Per costruire il futuro dei nostri bambini, ritengo che abbiamo bisogno dei valori creatività – continua Thanh Bui –. Non è facile nel mondo d’oggi riappropriarci di questa preziosa risorsa che sottolinea la nostra umanità. La mia formazione d’artista e musicista, che però ha frequentato la scuola di business e finanze, mi ha fatto capire che l’arte è scienza e la matematica è musica... dipende dalle lenti che ci mettiamo. Spero che Reggio Children stia con noi perché ogni bambino vietnamita abbia accesso a questo modo di apprendere. Credo sia possibile, ma ci vuole tempo». Thanh Bui inoltre spiega quanto la creatività l’abbia aiutato per affermare se stesso come artista e non avere paura del giudizio degli altri: «Sono ancora pronto a imparare, sorretto da un coraggio che mi aiuta a dar voce al “diverso” a combattere le ingiustizie. Per arrivare, occorre lavorare molto, essere resiliente e metterci sempre del tuo senza pensare al ricavo immediato».
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