L’Ars Canusina torna a vivere grazie a ricercatrici e storiche
Persone provenienti da tutta Italia si danno appuntamento a Bibbiano e Sarzano dove si tengono corsi di alta specializzazione per padroneggiare le varie tecniche
Giulia Bassi
REGGIO EMILIA. Tra le ricorrenze riguardanti la storia e la cultura del nostro territorio, cent’anni fa fu fondata all'interno del manicomio San Lazzaro la Colonia Scuola “Antonio Marro”, il cui obiettivo da un’idea lungimirante del medico psichiatra Maria Bertolani Del Rio era il recupero di ragazzi e ragazze il cui metodo di cura prevedeva la creazione di oggetti artigianali che furono forniti da lei stessa: era infatti anche storica del territorio e appassionata della figura matildica osservando le tracce lasciate dal dominio dei Canossa sul territorio. Da questo elaborò un'antologia di stilemi e disegni di epoca romanica, per poi dare vita all’album Ars Canusina pubblicato nel 1935. Con gli anni questo tipo di lavoro divenne un marchio dal quale, nel 1948, Maria Del Rio ottenne il brevetto in esclusiva per tutelare i criteri di produzione originali su ricami, ceramiche, cuoi, metalli sbalzati, bassorilievi in legno e in pietra. La passione e l’esperienza della Del Rio favorirono in seguito il diffondersi di una cultura “canusina” che ebbe nelle sue intuizioni una fonte d'ispirazione inesauribile. Infatti, alla sua morte, lasciò il marchio al parroco di Casina, che nel 1990 lo donò al Comune.
Intanto la produzione artigianale era in continua espansione, e così l’ente proprietario ha istituito una commissione per la salvaguardia dell’Ars Canusina, giungendo nel 2007 alla creazione di un consorzio costituito da 12 aziende ma che si è sciolto proprio l’anno scorso. Da allora è la nuova Associazione Ars Canusina che faticosamente cerca di proteggere e portare avanti il progetto, patrocinata dal Comune di Bibbiano e gestita dal lavoro appassionato quanto prezioso di alcune esperte fra le quali la bibbianese Maria Neroni (per anni nello studio dell’architetto Franca Valli) la cui ricerca costante ha condotto all’elaborazione del metodo progettuale per l’elaborazione dei disegni. Suo braccio destro è Maria Marisa Strozzi, pure lei di Bibbiano, che da sempre si dedica al recupero di antiche tecniche di tessitura e di tutto ciò che si può ottenere con il filo. Con loro le altre cinque socie fondatrici: Laura Poppi, Dusca Bonini, Daniela Pinotti e Nadia Davoli. A testimoniare il grandel lavoro fatto sta il libro “Ars Canusina - saper, saper fare” uscito nel 2016 in cui si racconta la storia e lo sviluppo nei vari settori artigianali, con le immagini di splendidi manufatti e la citazione di tutti coloro che hanno contribuito.
In questi anni la Neroni e la Strozzi organizzano corsi di alta specializzazione frequentati da persone interessate all’Ars Canusina provenienti da tutta Italia che si danno appuntamento in primavera e autunno alla Corte Bebbi di Bibbiano e in estate al Castello di Sarzano; inoltre in questi mesi sono impegnate nella pubblicazione di manuali teorici-pratici per poter padroneggiare le varie tecniche che sono le principali per affrontare il ricamo canusino. Nel giugno scorso è uscito il primo volume (corredato delle esplicative immagini realizzate da Silvia Perucchetti) dedicato alle “Trecce”; in seguito saranno pubblicati “Il tralcio e le sue foglie”, “Il tralcio con fiori e frutti” e “Il bestiario e l’albero della vita”.
«L’intreccio è il primo passo sul quale si sviluppa il disegno canusino con tutte le sue varianti – spiega Maria Neroni –. La costruzione dell’intreccio si avvale di una conoscenza approfondita della geometria piana; esso trae il su effetto estetico dal principio del nodo e del passaggio alternato sopra/sotto di un nastro. Disegnare intrecci lineari è formare un percorso dai ritmi precisi che scandiscono armonicamente lo spazio». È lei tutt’oggi la principale studiosa di quell’album lasciato dalla Del Rio nel 1935 ed è lei che continua a visitare luoghi e monumenti per inventarsi altri disegni e prendere ispirazione e nel frattempo accumulare un sapere importantissimo che, ci si augura, possa diventare oggetto di studio anche nelle scuole. «Maria Del Rio inventò un metodo ideativo progettuale – scrive Roberto Carriero, ex responsabile Servizi culturali di Casina (in Ars Canusina - saper, saper fare”) – con cui i motivi originari erano ripresi, resi astratti, quindi composti secondo una sintassi stilisticamente coerente, fino a creare progetti esecutivi originali per la produzione manifatturiera».
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