Anteprima dal vivo per l’ultimo album di Massimo Zamboni
Questa sera (ore 21) la presentazione del nuovo disco “La mia patria” Sul palcoscenico tutti gli strumentisti
REGGIO EMILIA. «Un album dedicato all’Italia, al nostro Paese, in un momento in cui prevale la mancanza di fiducia e di affezione, e il sentimento della speranza non è mai stato così flebile nella coscienza dei suoi cittadini». La prima volta di una patria attuale quanto disastrata. Questa sera il teatro Valli ospiterà la presentazione de “La mia patria”, il nuovo disco di Massimo Zamboni, chitarrista, cantante, scrittore, fondatore dei Cccp e dei Csi, una delle figure più importanti degli ultimi trent’anni di rock italiano.
In questi anni Zamboni ha lavorato a un album prodotto con Musiche Metropolitane, sostenuto da Coop Consumatori Nordest e realizzato assieme a un folto gruppo di musicisti. Stasera al Valli sarà possibile ascoltare l’anteprima della scaletta in compagnia di tutti i protagonisti delle incisioni, un’occasione unica pensando ai tanti impegni dei vari strumentisti. Con Zamboni vi saranno Alessandro “Asso” Stefana, uno dei più ricercati chitarristi italiani, da tempo a fianco di Vinicio Caposella con cui l’ex Cccp ha collaborato spesso e una storica realtà tradizionale reggiana, il Concerto a fiato L’Usignolo, e lo zoccolo duro della sua band negli ultimi decenni: il chitarrista Erik Montanari, il bassista Cristiano Roversi, il batterista Gigi Cavalli Cocchi, il chitarrista e percussionista Simone Filippi e il percussionista Simone Beneventi. Un’anticipazione era arrivata in primavera, con il singolo “Canto degli sciagurati” accompagnato da un video girato nelle cave di Baiso. Dopo un’estate segnata dalla tappa reggiana dello Sponz Festival di Vinicio Capossela sulla Pietra di Bismantova, con Zamboni affiancato da generazioni di artisti reggiani da lui ispirate, la produzione dell’album è vicina alla conclusione. Ed è l’ora del collaudo dal vivo per un lavoro che cerca di raccontare un’Italia non proprio in gran forma. Anzi. «“Patria”, la terra dei padri e delle madri, mai così in ribasso, consegnata tra la cronaca nera e la cartolina, al centro di un quadro sconfortante. Eppure il mestiere privilegiato dell’artista consente di avvicinare quotidianamente un’Italia che sogna, lavora, si offre, studia, sorprende, ci prova. Soprattutto, che non ascolta l’urlo generale», è l’amara introduzione. A tener botta è «un’Italia di singoli che operano in microcosmi coraggiosi, fatta di talenti spesso silenziosi, di istituzioni e associazioni che conservano nel loro patrimonio genetico l’idea della collettività e devono lottare contro la sommersione, insistendo di voler esistere. Grazie a volontà come queste si va avanti, si vive; bene e male, ma si vive».
Adr.Ar.
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