La lirica parte da “Giovanna d’Arco”
L’opera in scena questa sera (ore 20) e domenica (ore 15.30) al Valli. Nel ruolo della protagonista il soprano Vittoria Yeo
REGGIO EMILIA. Tra un appuntamento e l’altro del bellissimo Festival Aperto, spunta anche la stagione lirica de I Teatri che si apre con un’opera di Verdi mai presentata a Reggio: “Giovanna d’Arco” andrà in scena questa sera (ore 20) al Teatro Valli (replica domenica alle 15.30) in un allestimento curato dal regista Paul-Emile Fourny, dell’Opéra-Théâtre de Metz, coprodotto da Teatro Comunale di Modena e Fondazione I Teatri. Alla direzione dell’Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini ci sarà Roberto Rizzi Brignoli, che vanta collaborazioni che vanno dal Teatro alla Scala alla Deutsche Oper di Berlino.
Caratteristica di questo allestimento è la scenografia realizzata con l’uso innovativo delle proiezioni video che ricreano un contesto immersivo fra effetti astratti e ambientazioni realistiche, curate e ideate dal regista francese Paul-Emile Fourny.
«Quest’opera comprende una grande successione di scene in diversi luoghi – spiega il regista –. Il villaggio di Domremy, la foresta, i campi di battaglia, il castello, la cattedrale. In termini di set costruiti, questo rappresenterebbe un compito molto pesante e complicato. Abbiamo quindi optato per l’idea del video, che ci permette di spostarci rapidamente da un luogo all’altro».
Ad interpretare il ruolo di Giovanna, l'affermato soprano di origini coreane Vittoria Yeo, che ha già interpretato il ruolo al Festival Verdi di Parma e che si è esibita sotto la direzione di Riccardo Muti al festival di Salisburgo e con la Chicago Symphony Orchestra. «Io sono particolarmente legata a questi luoghi – racconta la Yeo – devo tanto della mia carriera alla signora Raina Kabaivanska con la quale ho studiato e con la quale non appena gli impegni lavorativi me lo consentono torno a studiare. Il ruolo di Giovanna è molto impegnativo per le capacità tecniche vocali che richiede. Chi la interpreta deve possedere una forte tecnica “belcantistica”, ma nello stesso tempo essere pronta a esprimere quella passionalità tipica dei personaggi di Verdi: il cosiddetto “fuoco verdiano”. Giovanna non canta praticamente mai un’aria completa da sola e questo fatto di essere sempre in scena e in relazione con altri personaggi è una delle motivazioni della grande difficoltà di questo ruolo. In ogni caso è un personaggio meraviglioso che interpreto con grande piacere. Giovanna è una donna coraggiosa che vuole combattere per riuscire nel suo sogno. Non è assolutamente la solita eroina ottocentesca che siamo abituati a trovare nel melodramma, è una donna che io reputo di estrema attualità».
L’opera ripercorre infatti la vicenda storica di Jeanne d’Arc, un soggetto storico medioevale già messo in scena da Shakespeare nell’Enrico VI ma che il librettista Temistocle Solera rielaborò per Verdi, in chiave umana, politica e mistico religiosa, ispirandosi al dramma di Schiller “La Pulzella d'Orléans”.
La storia prende le mosse da un bosco del villaggio di Domremy, nel 1429. Il popolo piange le sorti della Francia: re Carlo VII, dopo avere sognato la Vergine che lo invitava a deporre le armi contro gli inglesi, decide di abdicare. Spinta da un gruppo di angeli che le sono apparsi in sogno, Giovanna persuade il re a metterla al comando delle truppe francesi, che poi conduce alla vittoria. Sospettata però di aver ceduto alle tentazioni amorose da suo padre Giacomo, viene da lui consegnata al nemico e risorge dopo la morte in battaglia. Nel ruolo di Carlo VII è il tenore Amadi Lagha, già applaudito al Puccini Festival di Torre del Lago, all'Arena di Verona, al Teatro Carlo Felice e al Savonlinna Festival. Il personaggio di Giacomo è interpretato da Devid Cecconi, baritono attivo in teatri quali Opera di Roma, Bayerische Staatsoper, Maggio Musicale Fiorentino, Teatro Massimo di Palermo e Teatro alla Scala di Milano.
«Trovo che questo allestimento di Verdi – ha commentato Lagha – sia davvero riuscitissimo. E se la regia è giocata tutta sul contrasto tra le meravigliose video proiezioni e una sorta di immobilità dei personaggi in scena, quello che credo arrivi al pubblico è invece il grande movimento interiore dei protagonisti grazie all'intensità della musica verdiana e all'alternarsi delle voci che la interpretano».
P.D.
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