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Teatro Piccolo orologio 

Le “Stelle nere” dei MaMiMò sui confini tra l’arte e la vita

Giulia Bassi
Le “Stelle nere” dei MaMiMò sui confini tra l’arte e la vita

La nuova produzione del Centro Teatrale in scena da domani a domenica  Il regista Banfo: «Qual è il ruolo di un artista di fronte alla fine del mondo?» 

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Giulia Bassi

REGGIO EMILIA. Una riflessione sulla distanza tra realtà e immaginazione, sui confini tra l'arte e la vita, tra violenza e rappresentazione della violenza a partire dalla storia dei divi del cinema anni ’30 Osvaldo Valenti e Luisa Ferida che accusati di connivenza con il fascismo vennero uccisi. Questo è il tema di “Stelle nere”, la nuova produzione del Centro Teatrale MaMiMò, in programma al Teatro Piccolo Orologio da domani a domenica e dal 16 al 22 dicembre.

Lo spettacolo scritto e diretto da Fabio Banfo che vede in scena Cecilia Di Donato, Umberto Petranca e lo stesso Banfo, è ispirato alla storia di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida: una coppia di famosi attori del cinema italiano degli anni '30, che ha continuato a girare film per la Repubblica di Salò, fino al 1944, mentre l'Italia era nel pieno dell'occupazione nazista e della guerra di liberazione. La loro vicenda si intreccia con quella della Banda Koch, feroci cacciatori di prigionieri politici, che nelle celle segrete della famigerata Villa Triste di Milano, torturarono e uccisero decine e decine di persone, mentre ai piani alti dell'abitazione si consumavano feste e orge. «Cercavamo una nuova drammaturgia per la compagnia e io conoscevo casualmente questa storia che s’interroga sulla funzione dell’attore: una domanda che ci siamo posti durante la pandemia – spiega Fabio Banfo –. Veniamo da un periodo che ha messo in discussione il nostro mestiere come le vicende di questa coppia d’attori che operano durante la guerra civile in Italia. Indubbiamente il racconto racchiude una valenza storica che dialoga con il contemporaneo. Qual è il ruolo di un artista di fronte alla fine del mondo? Che senso può avere continuare ad occuparsi di arte, mentre il mondo si trova di fronte all'apocalisse? La guerra di allora la pandemia di oggi sono due eventi che mettono in discussione l’essere a posto di fronte alla vita». Lo spettacolo “Stelle nere” si compie in una notte quando troviamo i due a Villa Triste, luogo avvolto da un profondo senso di mistero per i traffici equivoci di Pietro Koch (nel ruolo lo stesso Banfo) che ha coinvolto lo stesso Osvaldo e finirà per causare la rovina della coppia di artisti. Il senso di vuoto, la paura, fanno da motore al conflitto che porta i due artisti a mettere in discussione le loro scelte, la loro carriera, la loro personale visione del cinema e del teatro. Sarà proprio il dialogo con Koch, inquietante manifestazione del potere e del sadismo, a rivelare le loro contraddizioni e a mettere in discussione il senso dell’essere artisti in un mondo distrutto dalla guerra. «L’atmosfera di quel luogo sarà ricreata dal palco spoglio: in uno spazio nudo, le luci curate da Fabio Bozzetta e le musiche originali di Riccardo Bursi (aggiungo i costumi originali di Rosanna Monti) contribuiscono a creare atmosfere, ad evocare il mattatoio di Villa Triste: solo luci e suoni comporranno una drammaturgia parallela mentre per quanto riguarda la recitazione – spiega Banfo – si passa da uno stile di recitazione ad un altro, alternando momenti comici e tragici, interpretando poesie dall’atmosfera dannunziana, numeri da avanspettacolo e scene del cinema dei telefoni bianchi». Nei giorni feriali gli spettacoli avranno inizio alle 21, domenica 12 e 19 dicembre alle 17.

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