Ritorna Marco J Mammi e porta sul palcoscenico il dialetto in versione rock
Il cantante strumentista di Salvaterra oggi e domani al Teatro De Andrè con il suo “Vacca Ragas Tour 2022”
Adriano Arati
CASALGRANDE. Debutta in casa “Vacca ragas”, il nuovo disco in dialetto reggiano inciso da Marco J Mammi, cantante e polistrumentista di Salvaterra che da alcuni anni ha avviato un percorso di riscoperta in versione rock del vernacolo locale. “Vacca ragas” arriva dopo “Diotbendèsa” del 2019, ed entrambi i titoli parlano decisamente chiaro sull’attenzione al dialetto, richiamando due espressioni utilizzatissime.
Mammi, nato e cresciuto a Salvaterra, presenterà il suo lavoro in casa, al teatro De André di Casalgrande, in una doppia data in programma stasera e domani (ore 21). La doppia esibizione di Casalgrande rappresenterà la data del “Vacca Ragas Tour 2022”, che Mammi sta allestendo per portare in giro un disco a cui ha lavorato a lungo e che avrebbe già voluto pubblicare nel 2020, prima dell’emergenza sanitaria. Sul palco, oltre a Mammi e alla sua band con chitarra, tastiere, basso e batteria, vi saranno proiezioni, animazioni e alcuni ospiti a sorpresa. Al De André vi sarà poi la possibilità di acquistare il cd.
La base musicale sarà quella del soul, del blues e del rock delle origini con cui Mammi è cresciuto e che ha sempre suonato con la sua precedente formazione, prima di arrivare nel 2018 all’idea del nuovo percorso solista incentrato sul dialetto reggiano. Nel 2018 è arrivato infatti il singolo “Diotbendèsa”, affiancato da un videoclip, e nel 2019 è stata la volta dell’album omonimo: i dieci brani, tutti con relativo video, hanno ottenuto circa mezzo milione di visualizzazioni solo sul suo canale YouTube. Ora tocca a “Vacca Ragas”, l’occasione per riascoltare un dialetto reggiano davvero ben affrontato, con cura e studio. «Quando ho deciso di incidere dei brani in dialetto, mi sono messo a fare ricerche, ho cercato manuali, ho parlato con persone esperte e poi, quando ho qualche dubbio, posso sempre chiedere direttamente agli anziani», racconta Mammi, che in studio opera suonando tutti gli strumenti e provvedendo poi al missaggio. «Il dialetto è una lingua particolare, bastano pochi chilometri perché cambino accenti, parole, cadenze e vocabolario. Da Salvaterra ad Arceto, per fare un esempio, la differenza si sente già parecchio, io ho cercato di costruire un dialetto reggiano classico, che rispetti la parlata della città, prima di tutto».
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