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L’Ultimo Girone a colpi di rock I Litfiba dicono addio dopo 42 anni

Luca Trambusti
L’Ultimo Girone a colpi di rock I Litfiba dicono addio dopo 42 anni

Pelù e Renzulli: «Orgogliosi e felici della nostra storia» Dal 26 aprile il saluto al pubblico con un tour di concerti 

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Luca Trambusti

MILANO. Dopo 40 +2 anni (i due sono quelli del covid) l’avventura dei Litfiba ha termine. Ghigo Renzulli e Piero Pelù partono ad aprile per il loro tour d’addio e il nome Litfiba tornerà in cantina, quella di via De’ Bardi a Firenze (la “ba” finale del nome) dove nel 1980 tutto ebbe inizio.

«È una scelta forte – dice il chitarrista – ma ogni cosa ha termine. È bello e divertente finire così ed è la giusta conclusione.»

«Siamo orgogliosi e felici della nostra storia, di quanto abbiamo fatto e scritto – aggiunge Piero Pelù –, siamo appagatissimi e non attaccati alla poltrona e questo sembra strano in un mondo dove non sei mai sazio. Anche in questo siamo controcorrente».

In effetti il loro carnet è ricco di musica, di successi e anche liti e abbandoni. Pochi artisti possono vantare di aver affrontato, con così grande successo e perseveranza, una gavetta e un percorso lungo e tortuoso come quello della musica e dei suoi cambiamenti durante questi anni.

«Abbiamo pubblicato tredici album in studio e dieci live, vendendone 10 milioni di copie, abbiamo suonato migliaia di concerti in giro per il mondo e abbiamo sempre detto quello che pensavamo – dicono i due –. Certe cose potevano essere fatte diversamente, ma non abbiamo rimpianti».

«Nel ’99 – dice Pelù – abbiamo anche litigato, a noi gli Oasis ci fanno niente. Se vogliamo possiamo litigare su tutto, anche sullo zucchero nel caffè. Siamo toscani e teste di ... Però – prosegue – non voglio fare come Mc Cartney, pentitosi di non aver mai detto a Lennon di volergli bene. Per cui Ghigo te lo dico: ti voglio bene!” “Mi hai anche salvato la vita una volta in Messico”, risponde ridendo il suo socio.

Torna l’armonia tra i due che saliranno sul palco per “L’Ultimo Girone” (così si chiama il tour) con le idee chiare. A partire dal 26 aprile 2022 saluteranno il pubblico e tra le prime date due sono nella loro Toscana, a Firenze (16 e 17 maggio al Tuscany Hall).

Nel calendario sinora comunicato suoneranno nei club e ogni città avrà due concerti (che si preannunciano molto lunghi). Probabilmente sarà solo l’inizio di un lungo addio che ha buone possibilità di protrarsi per i festival estivi.

«Ci sarà una super formazione, una power band – dicono i due che aggiungono anche – sul palco quasi sicuramente saliranno i vecchi compagni come Maroccolo e Aiazzi, non sappiamo se saranno presenti anche altri musicisti che negli anni hanno collaborato».

«In questo tour – proseguono i due – ripercorreremo tutti i dischi. Possiamo scegliere tra oltre 150 canzoni, ne prepareremo una settantina così da poter cambiare una parte della scaletta ogni sera. Da ogni pubblicazione usciranno almeno due brani, quindi sono 26, che è già un concerto lungo».

Il tutto sarà all’insegna del rock, matrice che ha sempre contraddistinto la band, considerata (a ragione) una delle più importanti e longeve nel panorama nazionale e connotata anche da un costante impegno e attenzione a tematiche di diverso tipo: dai diritti civili, all’ambiente, al sociale al pacifismo.

«Mi auguro che tra i nostri temi qualcosa sia rimasto – dice Pelù – di sicuro poco è cambiato e certi argomenti sono ancora oggi purtroppo d’attualità».

Finita la festa, i due torneranno a fare i musicisti ognuno per proprio conto, anche se l’occasione per rivederli assieme non è del tutto remota. «Ad esempio – dice Ghigo – Page e Plant hanno fatto dei dischi insieme ma non con il nome dei Led Zeppelin. Potremmo farlo anche noi, senza le aspettative dei Litfiba».

Confessano però: «Abbiamo parecchi inediti, ma non sono assolutamente pronti per essere pubblicati».

Su una cosa insiste Pelù: «Siamo contenti di dire a tutti ciao con il sorriso sulle labbra volendoci bene e suonando, perché siamo animali da palcoscenico. Non deve restare nemmeno un vago senso di mestizia. Siamo felici, abbiamo voglia di suonare e abbracciare il pubblico per salutarlo, ma senza il senso dell’ultima cosa, ma con quello di fare festa tutti insieme».

Però alla fine mancheranno.

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