Gazzetta di Reggio

Stagione lirica 

Sonia “Charlotte”acclamata in un coinvolgente Werther

Giulia Bassi

Il mezzo soprano reggiano  protagonista assoluto davanti al pubblico di casa accanto a Francesco Demuro impeccabile e convincente 

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Giulia Bassi

REGGIO EMILIA. Una produzione, quella di Werther di Massenet andata in scena al teatro Valli che si caratterizza per la sostituzione in extremis di Veronica Simeoni con Sonia Ganassi nel ruolo della protagonista femminile Charlotte. Mai mossa fu così azzeccata dato che, chi assiste all’opera, riceve una magnifica lezione di canto. E il successo per lei è giunto puntualmente da un pubblico che l’ha accolta con incontenibili espressioni di gradimento. Non ci si stanca di rimarcare l’altissima professionalità di Sonia dato che – ha confessato a fine recita – pur avendo ripassato il ruolo in una manciata di giorni riesce a suscitare profonde emozioni, poiché la sua lezione rivela un primo risvolto interpretativo legato alla recitazione. Da sempre Sonia conferisce spessore e umanità ai suoi personaggi e anche questa volta non solo avviene ma, essendo Charlotte un ruolo a lei congeniale, la caratura espressiva della protagonista prima implacabile nel rimanere fedele ad Albert poi distrutta dal senso di colpa per aver mandato in esilio Werther sono un tutt’uno con il suo canto vibrante, ricco di sfumature, profondo ed omogeneo che trova nel duetto con il tenore poi con “Je vous écris de ma petite chambre” (l’aria della lettera), i momenti topici. Interessante la soluzione registica che nel finale la mostra invecchiata, in sedia a rotelle, rivivere l’ultimo incontro con Werther sul letto di morte. A questo proposito Francesco Demuro, impeccabile quanto a presenza scenica, esibisce l’intensità e la forza di un’espressione convinta e convincente. Dall’inizio alla fine sa raccontarsi con i suoi slanci e le insormontabili paure dal momento dell’innamoramento, al tragico suicidio. Si coglie il grido disperato del protagonista, la sua disperazione attraverso un canto intimo e prorompente. Con colori vividi Demuro porta avanti un fraseggio fluido supportato da una dizione impeccabile per arrivare, al “Lied d’Ossian” in un crescendo d’intensità, poi il tumulto e l’epilogo acceso, delirante. L’altro punto di forza dello spettacolo è la scena bellissima di Emanuele Sinisi: un pavimento asimmetrico con un fondale reso come un foglio accartocciato sul quale in alcuni momenti appaiono parole, pezzi di lettere realizzate dalle suggestive proiezioni di Imaginarium. Il regista Stefano Vizioli sviluppa l’azione in un ambiente senza tempo: solo gli impeccabili costumi di Anna Maria Heinrich definiscono l’epoca. Diversamente, la direzione di Francesco Pasqualetti non brilla. Da sottolineare nell’orchestra la Filarmonica Italiana Bruno Bartoletti gli inappuntabili “soli” di clarinetto, arpa e violoncello; eccellente il Coro di Voci Bianche diretto da Costanza Gallo e ben delineati i ruoli di Sophie da parte di Maria Rita Combattelli e quello di Albert da parte del baritono Guido Dazzini.

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