Dedicati alla carità in San Giuseppe
È il tema scelto per la mostra di presepi che si sviluppa in tre sedi: Battistero, cortile del Vescovado e Museo Diocesano
REGGIO EMILIA. La mostra di presepi “La carità in San Giuseppe” realizzata dall’Associazione Città di Reggio in collaborazione con la Diocesi, si sviluppa su tre sedi, il Battistero, il cortile del Vescovado e il Museo Diocesano, e vuole essere un’occasione per meditare sul Natale e su come questo santo incarnò la carità: nel nascondimento anziché nell’apparenza, nell’umiltà, nella tenerezza con cui badò a Gesù. Fa memoria di questa tenerezza il primo quadro della mostra: Giuseppe non guarda Gesù ma quest’ultimo sì, lo cerca, sembra dire con lo sguardo «anch’io voglio fare quello che fai tu», come i bambini piccoli che spesso vogliono imitare il genitore. Gli stessi sentimenti traspaiono dal presepe di Manuele Manfredini coi personaggi in terracotta dipinta di Gianantonio Cristalli; l’opera ritrae il laboratorio di falegnameria di San Giuseppe. L’angelo compare alla sinistra e pare volersi sincerare delle condizioni di Maria, investita dalla luce, ma lei non lo guarda mentre con una mano si tocca il pancione e con l’altra cinge il braccio di San Giuseppe. Se Maria sente il conforto del divino e ne cerca anche negli affetti, Giuseppe è ancora più estraniato dall’angelo: non lo vede, ma confida nella presenza e nell’azione del divino. Il presepe di Loris Chinaglia, invece, è sospeso in una teca come fosse una lampada. Gesù, anche da bambino, è stato più volte indicato e definito come la luce del mondo. Giuseppe è qui raffigurato come un pastore, al pari degli invitati dall’angelo ad assistere alla nascita del Salvatore. L’intenzione dell’artista era appunto mettere in risalto la bontà e la determinazione del santo assieme ai suoi dubbi, paure e debolezze. Il presepio seguente (scenografia di Angelo Donati, le statue di Monstserrat Ribes) ritrae un momento della fuga in Egitto con una piramide sullo sfondo. È un riferimento al paganesimo, ma la Sacra famiglia non ne è né coinvolta né minacciata: è solo un elemento di sfondo. Il fulcro della scena è dedicato al riposo di Maria, stremata dalle fatiche del viaggio e del parto, e al gesto tenerissimo di Giuseppe che culla il bambino. Subito dopo si vede una replica del mosaico della Madonna della Salute pregata a Venezia. L’originale venne composto dopo la cessazione dell’epidemia del Quattrocento come gesto di gratitudine. L’iconografia è opulenta, dotata di tessere d’oro autentico e al contempo insolita: i colori associati alla Madonna, il bianco e il blu, sono nello sfondo e lei indossa un abito rosso. L’autrice è la bravissima Barbara Giavelli. Segue la mirabile scultura in pietra arenaria di Stefano Vignali. Giuseppe è più in alto degli altri: sembra già assurgere al ruolo di colonna della Chiesa, ma non è in primo piano e abbraccia col mantello Gesù e Maria, cingendoli con il mantello, come una chioccia protegge i pulcini con le ali. Più avanti vediamo due dipinti, uno di Bartolomeo Schedoni del XVII secolo, l’altro contemporaneo di Alessandra Ariatti che esprime lo stesso concetto in forme a noi più vicine. L’arte antica e moderna dialogano su un messaggio tuttora attuale e urgente, sempreverde come l’edera sullo sfondo dell’opera di Ariatti. Sopra di essa vi è un tronco, anticipazione della croce e rimando al lavoro di Giuseppe e sotto una fontana moderna. Davanti a essa il santo sorride a Gesù bambino e quest’ultimo gli prende le grandi mani da sotto, come se in realtà fosse lui a sostenere Giuseppe. L’opera successiva è costituita da due statuette seicentesche in legno di noce intagliato e dipinto provenienti da una collezione privata. Giuseppe è una figura imponente e prende per il polso il bambin Gesù come un padre che attraversa la strada con il figlio piccolo. Opera di Manuele Manfredini, il presepe successivo ritrae un nebbioso paesaggio reggiano visto dall’interno di una casa colonica. Mentre Maria e Giuseppe sono impegnati a lavorare, Gesù è visto come un normalissimo bambino che gioca con un angelo. In un’altra opera, Giuseppe è ritratto al lavoro insieme a Gesù, mentre Maria si avvicina portando loro da bere: questo quadretto in terracotta dipinta è di Sandra Andreoli. L’ultimo presepe è nel cortile del Vescovado. Terracotta dipinta opera di Gianantonio Cristalli e scenografia di Errigo Emilio e Vincenzo. Quella che vediamo è una Maria provata, calata nell’umanità fatta anche di stanchezza, sudore e capelli spettinati. I presepi si possono ammirare fino al 6 gennaio dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19 lunedì escluso.
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