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Esce una ricerca sui “Sovversivi della Val d’Enza” Dalla carta al video

Adriano Arati
Esce una ricerca sui “Sovversivi della Val d’Enza” Dalla carta al video

È l’ultimo lavoro del cavriaghese Franco Piccinini mentre Zamboni sta lavorando a un’opera multimediale 

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Adriano Arati

REGGIO EMILIA. Volti, foto, tabelle, cartoline dal passato del primo antifascismo reggiano. Da pochi giorni è acquistabile nelle librerie e nelle edicole reggiane “Sovversivi - Antifascisti e ribelli della Val d’Enza nel casellario politico centrale”, ultimo lavoro di ricerca del cavriaghese Franco Piccinini, pubblicato dalla TM Edizioni con una prefazione di Massimo Zamboni. Il musicista, fondatore di Cccp e Csi e scrittore, sta lavorando ad un’opera multimediale ispirata alle vicende di questi “Sovversivi” della Val d’Enza, che porterà a breve all’uscita di un video curato assieme a Piergiorgio Casotti.

Piccinini, ex referente della biblioteca Panizzi, discendente di una storica e conosciutissima famiglia partigiana e antifascista di Cavriago, ex assessore nel suo paese, ha realizzato negli anni diversi volumi dedicati alla storia locale, con particolare attenzione agli oppositori del regime fascista. Ora si concentra sugli abitanti della sua zona di origine, la Val d’Enza, sulle persone di Bibbiano, Cavriago, Campegine, Ciano d’Enza, Gattatico, Montecchio, Sant’Ilario e San Polo che già dagli anni ’20 espressero pubblicamente la loro contrarietà a Mussolini e al suo regime, pagando spesso prezzi altissimi: botte, perdita del lavoro, famiglie perseguitate, denunce, confino, a volte la morte.

Antifascisti della prima ora, spinti dalla politica (tanti arrivano dal mondo socialista e comunista) così come dalla fede o dal proprio sentire civile, che l’attentissima rete poliziesca fascista ha sempre controllato con estrema attenzione. E proprio dai documenti ufficiali, dal casellario politico centrale in cui venivano inquadrati tutti i “nemici”, è partito Piccinini. Ha attinto all’enorme mole di materiali, rapporti, appunti, immagini segnaletiche, scarne fotografie in bianco e nero accumulata all’epoca e diventata in quasi un secolo una preziosissima fonte di memoria.

Le 460 pagine di Piccinini contengono immagini, tabelle, profili personali le schede di 315 cittadini della Val d’Enza “sorvegliati”, per arrivare ad un affresco corale di un movimento ampio, per quanto costantemente perseguitato, e pure parzialmente rimosso.

La mitologia resistenziale, caposaldo emiliano e reggiano in particolare, ha spesso dimenticato di ricordare queste figure, per concentrarsi sull’epoca partigiana vera e propria, facendo sbiadire gli scatti su un lungo periodo in cui anche nella nostra terra la maggioranza degli abitanti aderì al fascismo, e solo pochi, consapevoli, continuare a opporsi frontalmente. Piccinini omaggia proprio il coraggio, la passione e l’impegno di queste persone, donne e uomini, ragazzi, adulti, di età, professioni, idee e formazioni eterogenee, uniti dalla consapevolezza. Donne e uomini a cui oggi è giusto rendere tributo: «Guardo i nomi, i volti, le imputazioni a carico di questi “Sovversivi” e la prima sensazione che provo è la riconoscenza verso questa regione insofferente che si chiama Emilia, capace di generare passioni fuori controllo scaturite da un coraggio quasi inconsapevole, impulsivo, nato dalla terra, uguale alla terra», scrive non a caso Massimo Zamboni nella sua prefazione. «Più di trecento sorvegliati nella sola Val d’Enza, una piccola porzione di provincia reggiana: già il numero e la loro successione danno la misura di quella che era stata definita dal regime fascista una mormorazione sovversiva – ricorda –. Un’opposizione non conclamata nella maggior parte dei casi, piuttosto un bisbiglio, una tessitura sotterranea che non sempre ha il carattere di una piena consapevolezza politica o di parte, ma può essere causata da un fastidio personale, un’irritazione, l’impossibilità di subire le grida della propaganda».

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